Il mercato obbligazionario dell’Eurozona ha aperto la settimana su livelli di rendimento invariati rispetto alla chiusura di venerdì; il differenziale di rendimento tra il Btp benchmark e l’omologo decennale tedesco viaggia in apertura a 210 punti, in linea con i 211 punti dell’ultima seduta. Nel corso delle contrattazioni il tasso retributivo del decennale italiano si riporta sopra quota 220, posizionandosi a 223 centesimi dal titolo di Berlino, per un rendimento del 3,78%. In netto rialzo anche lo spread tra il Bono iberico e il Bund tedesco, che dopo essere sceso sotto la soglia dei 200, chiude a 219 punti, con il Bono che prezza un rendimento del 3,75%.
Dopo il dato in calo sull’inflazione, oggi gli indici Pmi dell'Eurozona lasciano intravedere qualche segnale di ripresa per l’economia del Vecchio Continente. Nel dettaglio il dato definitivo sull’indice Pmi manifatturiero ha segnato 54 punti, in rialzo dai 53,9 del preliminare e dai 52,7 punti di dicembre; il dato si è mantenuto comunque al di sotto del consenso degli esperti, fissato a 56 punti. Cresce a un ritmo più lento rispetto a dicembre il dato italiano, che va a 53,1 punti dai 53,3 del dato precedente, confermando comunque il settimo mese consecutivo di espansione. In forte crescita la Francia, che si avvicina alla soglia dei 50 punti, passando da 48,8 a 49,3 punti; bene anche la Germania, che sale a 56,3 punti.
Ancora notizie sottotono sull’andamento dell’attività manifatturiera del gigante cinese, che per il mese di gennaio ha registrato un Pmi manifatturiero di 50,5 punti, in linea con le aspettative degli analisti, ma in leggera frenata dal dato precedente (51 punti); a conferma del rallentamento si aggiunga il dato sul Pmi servizi, sceso sui minimi da 5 anni, a 53,4 e in netto calo dai 54,6 di dicembre. Non sono migliori i numeri da Oltreoceano, che segnalano un inaspettato deterioramento della manifattura: nel mese di gennaio l'indice Ism manifatturiero è passato a 51,3 punti dai 56,5 di dicembre, scivolando ben al di sotto dei 56 punti stimati dagli economisti.