L’agenda di oggi è ricca di appuntamenti macroeconomici. In mattinata sono stati resi noti gli indicatori sulla fiducia di imprese e consumatori dell’Eurozona, relativi al mese di gennaio: l’indice definitivo della fiducia economica si è attestato a 100,9 punti, in rialzo rispetto a dicembre (100,4 punti), ma sotto il consenso (101 punti). La fiducia è quindi in salita nella zona euro, anche se è in calo quella delle imprese, mentre va meglio quella dei consumatori: l'indice degli industriali ha segnato un –3,9, in calo dal consenso e dal dato di dicembre, mentre l’indicatore relativo ai consumatori ha segnato -11,7 in linea con il consenso e in rialzo dal mese precedente. In Spagna il dato preliminare sul Pil del quarto trimestre ha evidenziato un rialzo dello 0,3%: complessivamente nel 2013 l'economia del Paese si è ridotta dell'1,2%. La Germania ha mantenuto il tasso di disoccupazione stabile al 6,8%, poco sotto il consenso del 6,9%; l’inflazione, invece, è cresciuta dell’1,3% su base annua, rispetto all’1,4% di dicembre e all’1,5% atteso dagli esperti: su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo ha frenato dello 0,6%, rispetto all’aumento dello 0,4% del mese precedente.
Oltreoceano, il Pil statunitense del quarto trimestre ha segnato un solido +3,2%, in linea con le aspettative degli analisti; il dato è tuttavia in frenata dal 4,1% del trimestre precedente, principalmente per lo shutdown delle attività della pubblica amministrazione. Debole la dinamica inflazionistica, con l’indice dei prezzi al consumo cresciuto solo dello 0,7%, in netto rallentamento dall'1,9% del terzo trimestre.
Dalla Cina continuano ad arrivare notizie deludenti sull’attività manifatturiera, che è peggiorata rispetto alle stime preliminari di gennaio: secondo la lettura definitiva l’attività del primo tra i Paesi emergenti è rallentata, con l'indice Pmi a 49,5 punti dai 50,5 del dato definitivo di dicembre, scivolato nella zona di contrazione e sui minimi dallo scorso luglio.
Altro successo per il Tesoro italiano che sul mercato primario termina positivamente la tre giorni di aste di fine mese, assegnando titoli di Stato a medio e lungo termine, con rendimenti in calo su tutte le scadenze e una domanda sostenuta, a conferma del forte interesse degli investitori verso i titoli di Stato del Belpaese. Nell’asta odierna sono stati collocati 4 miliardi di euro di Btp a 5 anni (al 2,43%), 3 miliardi di Btp a 10 anni (al 3,81%) e 1,46 miliardi di Cceu a 4 anni (all’1,79%); il rendimento del titolo a 5 anni è sui minimi dall'introduzione dell'euro e quello del decennale sui minimi dal 2010.
Nonostante i tassi in calo registrati sul mercato primario, lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco viaggia ancora sopra quota 220: complice la decisione della Fed di ridurre gli acquisti mensili di Bond sul secondario, nella prime contrattazioni lo spread ha aperto in rialzo a 224 punti base. Nel corso della seduta il Btp benchmark italiano rende il 3,83%, ponendosi a 221 centesimi dal bene rifugio tedesco; il differenziale tra Bonos e Bund viaggia a 209 punti, per un tasso retributivo del Bono pari al 3,71%.
Sul mercato secondario Mot si rianima l’appetito per i titoli a lunga scadenza, con in vetta il BTP-1MG31 6% che guadagna lo 0,33%, seguito dal BTP-1FB37 4% (+0,21%) e dal BTP-1ST40 5% (+0,16%). Tra i titoli non governativi, invece, avanzano BARCLAYS SCUDO GN25 15Y 10,5INV FL FLOOR, che incassa il 2,42% e UBS LG14 CLASSICA FIXED RATE SC TRY, in crescita dell’1,74%; in rosso i bancari SG AP15 TF 5,6 RUPIE INDIANE (–1,74%) e MEDIOBANCA MB9 INDEX LINKED OC NV17 EUR (–1,12%).