I rendimenti dei bond dell’area euro sono crollati dopo le parole di Mario Draghi, che ha tenuto un tono ampiamente accomodante in vista di un prossimo intervento a partire già da dicembre. Come da attese, quindi, non ci sono state modifiche immediate al programma di acquisto titoli, e il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di mantenere i tassi d’interesse inchiodati al minimo storico dello 0,05%. Mentre i listini hanno beneficiato della volontà di estendere il Qe, il differenziale Btp/Bund ha raggiunto i livelli di metà marzo e ha chiuso a quota 98 pt. Si sono registrate così forti vendite sul reddito fisso: il rendimento del Bund decennale ha raggiunto lo 0,502% e la curva italiana si è attestata in ribasso in linea con gli altri periferici: il Btp quinquennale ha chiuso allo 0,51%, il decennale all’1,49% e il trentennale al 2,61%. Il tasso del Bonos spagnolo decennale è sceso all’1,63%, per uno spread con l’omologo tedesco a quota 112 pt. Dal lato dei dati macroeconomici si segnala l’aumento delle vendite al dettaglio nel Regno Unito dell’1,9% su base mensile e del 6,5% a livello annuale; l’indice di fiducia dei consumatori dell’Eurozona si è invece attestato, secondo la lettura preliminare, a -7,7 pt ad ottobre, in calo rispetto a -7,1 di settembre. Il costo di finanziamento del Treasury decennale viaggia invece sulla parità al 2,04%, dopo che i sussidi settimanali di disoccupazione Usa sono saliti di 3 mila unità, rispetto all’aumento previsto di 10 mila, e dopo la crescita inattesa delle vendite di case. L’indice ha mostrato un rialzo del 4,7% a 5,55 mln di unità, contro l’incremento atteso dell’1,7%. (riproduzione riservata)