
Giovedì 12 settembre, Unicredit ha quotato sul SeDeX 15 nuovi certificati di tipo «Recovery Top Bonus», con un’offerta che comprende 10 prodotti su singoli titoli domestici (Banco Bpm, Enel, Eni, Ferrari, Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Stellantis, Stmicroelectronics e Unicredit), più cinque sugli indici EuroStoxx50, EuroStoxx Banks, Ftse Mib, Nasdaq100 e Nikkei225), tutti con scadenza dicembre 2026. I fixing, cioè i valori iniziali dei diversi sottostanti, sono stati rilevati lo scorso 10 settembre, con un buon timing rispetto alla fase correttiva disegnata, per esempio, dal listino domestico rispetto ai massimi di inizio settembre, rintracciabile anche su alcuni titoli azionari coinvolti in questa emissione.
La struttura dei prodotti è nota ed è una delle tante varianti dei certificati Bonus, nella quale il termine «Recovery» è riferito alla logica di pricing adottata dall’emittente, che emette questi certificati a un prezzo iniziale «sotto la pari», prevedendo poi un prezzo di rimborso massimo a scadenza pari a 100 euro: si acquistano cioè «a sconto» puntando poi a «recuperare» la parità alla data di rimborso finale. Solitamente, un Bonus viene emesso a 100 euro (o 1.000) e prospetta a scadenza il rimborso del capitale iniziale maggiorato di un premio addizionale prefissato: in questo caso, il certificato viene invece emesso sotto la pari e prevede a scadenza un rimborso fisso a 100 euro, che di fatto incorpora un implicito pagamento del premio, dato proprio dalla differenza tra il prezzo di rimborso (100 euro) e quello di emissione (sotto 100). Si tratta di una convenzione che contribuisce a rendere più intuitivi questi strumenti, dal momento che in ogni istante è possibile conoscerne il rendimento potenziale, senza necessariamente sapere quale sia il valore del Bonus: l’unico elemento che sarà indispensabile conoscere sarà il livello della barriera, che permetterà di valutare l’effettivo potenziale di pagamento del Bonus a scadenza, ma per il resto, il prezzo di mercato del certificato sarà autoesplicativo.
Come già sottolineato in altre occasioni, la denominazione «Top» è riferita proprio alla barriera e ne identifica la natura discreta: un suo eventuale cedimento nel corso della vita del certificato non precluderà cioè la possibilità di ottenere il rimborso massimo, a patto che la stessa soglia limite venga poi recuperata entro la data di valutazione finale. Concretamente, il rimborso a scadenza prevede due scenari alternativi: a) se il sottostante chiuderà a un livello almeno pari alla barriera, lo strumento pagherà l’importo fisso di 100 euro, che, come detto, garantirà l’implicito ottenimento del Bonus rispetto al prezzo di emissione o di acquisto sul mercato, per così dire, «scontato»; b) se il sottostante chiuderà invece a un livello inferiore alla barriera, il certificato replicherà la performance negativa maturata dal titolo rispetto al suo valore iniziale.
Questa caratteristica è essenziale per comprendere il livello di rischio associato all’investimento, anche in relazione alla scadenza mediamente lunga (oltre due anni), che caratterizza la gamma in questione. Non sarà infatti tanto importante cosa succederà nel corso dei prossimi due anni, quanto piuttosto cosa accadrà al termine degli stessi due anni, indipendentemente dal tipo di andamento che i sottostanti in gioco avranno nel breve termine. Certo, un forte ribasso iniziale, che riducesse drasticamente il margine rispetto alla barriera fin dai primi mesi di vita dello strumento, avrebbe un impatto fisiologico sul prezzo del certificato, che potrebbe iniziare a scontare un evento barriera ben prima dalla conferma definitiva a scadenza, ma queste dinamiche potranno anche offrire delle opportunità speculative, grazie proprio alla natura discreta della barriera, che non richiederà una sua costante tenuta nel corso dell’intero orizzonte temporale, ma solo alla data di valutazione finale. Sfruttando un calo del sottostante si potrebbe infatti acquistare il certificato a un prezzo ulteriormente ribassato rispetto a quello di emissione, gestendo poi il margine rispetto alla barriera in modo flessibile e concentrando l’attenzione sulle sole prospettive di recupero dell’asset di riferimento entro la scadenza. (riproduzione riservata)