L'acquisizione di Borsa Italiana da parte di Euronext nell'aprile 2021, che ha imposto la progressiva migrazione dei sistemi di trading sulla piattaforma Optiq, ha recentemente coinvolto anche i mercati SeDeX ed EuroTlx, con una serie di conseguenze sia di tipo tecnologico sia soprattutto di natura regolamentare, il cui effettivo impatto richiederà tempo per essere adeguatamente ammortizzato. Non sono infatti solo i cambiamenti più espliciti e pubblicizzati, come l’estensione degli orari di negoziazione o l’adozione del sistema Rfe (Request for Execution) che stanno incidendo in modo diretto sulle abitudini di trading degli operatori, ma anche alcune modifiche o adeguamenti minori.
In molti, per esempio, hanno notato come sui book di negoziazione, dove si incontrano le proposte di acquisto (bid) e di vendita (ask) dei Liquidity Provider e degli investitori retail, si verifichino spesso delle situazioni di difficile lettura o addirittura incoerenti con la logica di ordinamento delle proposte stesse. Di norma, durante la negoziazione in continua, le proposte vengono ordinate in base al prezzo e all’orario di inserimento: nella colonna “bid”, gli ordini avranno quindi uno sviluppo decrescente in termini di prezzo, dove il primo dell’elenco sarà quello che esprimerà la volontà di acquistare il prodotto al prezzo più alto, il migliore per la controparte che deve vendere, mentre nella colonna “ask”, gli ordini avranno uno sviluppo crescente e il primo dell’elenco sarà quello che esprimerà la volontà di vendere il prodotto al prezzo più basso, il più conveniente per la controparte che deve acquistare. Quando due proposte si incrociano in termini di prezzo, il contratto si chiude e i due ordini scompaiono dal book. Non è quindi possibile che nella colonna “bid” sia presente una proposta di negoziazione con prezzo più alto di quelle presenti nella colonna “ask”: se qualcuno è disposto ad acquistare a un prezzo più alto di quello esposto dal miglior venditore, il contratto si chiude e le proposte, come detto, spariscono dal book.

In relazione all’operatività sui derivati cartolarizzati esiste però una norma in base alla quale si può operare su uno strumento solo se le proposte del Liquidity Provider sono presenti sul book e solo all’interno della forchetta di prezzo esposta dallo stesso Liquidity Provider. In precedenza, queste limitazioni erano applicate solo ad alcune categorie di prodotti e solo tra quelli quotati sul SeDeX, mentre oggi sono estese a tutte le tipologie e sono applicate anche ai prodotti negoziati su Cert-X. Ciò significa che, se per qualunque motivo il Liquidity Provider non dovesse essere presente sul book di uno strumento, quel prodotto verrebbe temporaneamente sospeso. E qui entra in gioco un ulteriore modifica entrata in vigore con la migrazione su Euronext: in precedenza, quando un prodotto veniva sospeso gli investitori privati potevano solo cancellare le proposte esistenti senza però inserirne di nuove. Ora è invece possibile cancellare o modificare gli ordini pregressi, ma anche inserire nuove proposte. E la diretta conseguenza di ciò è che gli ordini inseriti durante la fase di sospensione finiscono per accumularsi sul book, regolarmente esposti in base all’ordinamento descritto in precedenza, ma senza che si possa chiudere alcun contratto (non vengono infatti incrociati finché il prodotto è sospeso): in questo caso può quindi accadere che i prezzi della colonna “ask” siano più alti di quella “bid”, generando quella situazione di apparente incoerenza cui si accennava all’inizio.
È vero che per regolamento un Liquidity Provider deve essere presente sul book per almeno l’80% del tempo durante la fase di negoziazione in continua, ma non è così infrequente notare situazioni del tipo descritto, che non sono ancora così familiari per quanti erano abituati a negoziare i derivati cartolarizzati col vecchio sistema, ma con le quali si dovrà necessariamente imparare a convivere. (riproduzione riservata)