La produzione industriale dell'Eurozona, le aste di Btp e la riunione di politica monetaria della BoE non hanno smosso lo spread che a 135.15 punti base, sostanzialmente sul livello di chiusura di ieri. La produzione di marzo dell'area euro è stata deludente ma non ha scosso i mercati, perché già ampiamente scontato in via anticipata. Al più, i dati deludenti di oggi non fanno ben sperare per la seconda lettura del Pil dell'Eurozona del primo trimestre in agenda domani. Sul primario l'Italia ha collocato 2,25 mld di euro di Btp a 3 anni allo 0,04%, 2,723 mld di titoli a 7 anni allo 0,87%, 1 mld di Btp a marzo 2030 all'1,9% e 1,5 mld di Btp a marzo 2032 all'1,99%. Per quanto riguarda il titolo a 3 anni, colpisce l’arretramento di un punto base sul rendimento offerto, calo che seppure di entità trascurabile in valore assoluto riveste invece un ruolo relativamente importante nelle aspettative sui tassi a termine.
Sul fronte Banche centrali, il Comitato di politica monetaria della Bank of England ha deciso di lasciare invariato il programma di allentamento quantitativo a 375 mld di sterline e il bank rate stabile allo 0,5%. La BoE non solo ha tagliato le stime di crescita del Paese, ma ha anche descritto a chiare note lo scenario che si potrebbe prospettare per la Gran Bretagna in caso di un voto favorevole alla Brexit: "un ritmo significativamente più basso di crescita", un aumento della disoccupazione e dell'inflazione, un ulteriore deprezzamento della sterlina che rischia di essere eccessivamente ampio e un calo dei listini azionari. Con queste premesse ha sottolineato le difficoltà che la stessa incontrerebbe nel contenere le conseguenze di un eventuale “sì”. (riproduzione riservata)