Il secondario europeo, durante queste sedute, rimane sotto pressione su movimenti tecnici. L’attesa del verdetto delle Fed, in agenda domani sera, aumenta il nervosismo del comparto obbligazionario su entrambe le sponde dell’oceano. Il rendimento del decennale Btp si è spinto in seduta fino a 1,713%, livelli non sfiorati neanche il 3 dicembre, il giorno della delusione causata fra gli operatori dalle parole del presidente della Bce Mario Draghi. Reazione assolutamente eccessiva, secondo gli esperti, in un quadro di politiche monetarie divergenti fra la Bce e la Fed. Sul fronte macroeconomico, nella seduta precedente è stato pubblicato l’indice Zew che misura le aspettative di crescita dell’economia della Germania: 16,1 punti dai 10,4 di novembre. Il dato è positivo ma resta sempre al di sotto della media di lungo periodo. Gli investitori restano ora in attesa dell’inflazione Usa che dovrebbe essere invariata su base mensile a novembre e in aumento dello 0,2% m/m. Nel frattempo, il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan avverte che l’inflazione è ancora “paurosamente vicina allo zero ed è difficile pensare che possa arrivare al 2%. Affermazione in forte contrasto con le parole di Mario Draghi, che proprio lunedì ha ribadito e difeso le misure adottate dal consiglio due settimane fa, che hanno deluso i mercati finanziari. Il numero uno dell’Eurotower ha infatti affermato che si attende di raggiungere il target di inflazione vicino al 2% senza “indebiti ritardi”, aggiungendo inoltre che, qualora sorgesse la necessità di intensificare l’utilizzo degli strumenti sinora adottati, la Bce non si tirerà indietro. (riproduzione riservata)