Presentati oggi i dati sul Pmi manifatturiero: l’indice dell’Eurozona di novembre si è attestato a 50,1 punti, in calo rispetto al consenso e al dato preliminare entrambi a quota 50,4 (a ottobre quota 50,6). Pesa molto lo stop della Germania, che ha registrato un Pmi pari a 49,5 punti, ai minimi da 17 mesi. In calo anche il Pmi manifatturiero francese e quello italiano, dove secondo gli economisti, l'aumento di ordini da parte del mercato estero, non riesce a controbilanciare la contrazione del mercato interno. L’indice della Francia è sceso a 48,4 punti a novembre dai 48,5 di ottobre, attestandosi al di sopra del consenso posto a 47,7; il dato italiano è invece stabile a 49 punti, in linea con il consenso ma al di sotto della soglia dei 50 punti. Dati positivi solo dalla Spagna e alla Gran Bretagna: l’indice spagnolo è salito a 54,7 punti (oltre due punti in più rispetto a ottobre), mentre quello inglese ha registrato il secondo rialzo consecutivo, attestandosi a 53,5 punti.
Altro dato negativo per l’Italia arriva sul Pil definitivo del terzo trimestre: il prodotto interno lordo corretto è calato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% su base annuale. L'economia italiana è tornata ai livelli di inizio 2000, ossia di 14 anni fa.
Nonostante i dati macro non confortanti, il comparto obbligazionario continua lo slancio ribassista in attesa della riunione della Bce prevista per giovedì. I rendimenti dei titoli di Stato dell'Eurozona si tengono in prossimità dei minimi storici: i Btp a 10 anni rendono il 2,017% (spread a quota 128) e i Bonos l'1,872% (differenziale di 115 pb). (riproduzione riservata)