Il differenziale tra il decennale italiano e il Bund tedesco nella giornata di martedì è tornato ad allargarsi, archiviando la seduta a 116.891 punti base rispetto ai 111,397 della chiusura di lunedì. Questo perché l'avversione al rischio sui mercati, con tutto l’azionario europeo in negativo, e la nuova debolezza dei prezzi del petrolio hanno spinto gli investitori a rifugiarsi sui beni rifugio, come il decennale tedesco, il cui rendimento in netto calo sta tornando verso il minimo storico. Prosegue poi sul primario, il collocamento del Btp Italia. L'emissione è proceduta a rilento come lunedì; il volume delle richieste è stata infatti di 1,6 mld di euro. Il Tesoro continuerà quindi anche domani con il collocamento, e con l’entrata in gioco degli istituzionali giovedì l’ammontare richiesto sarà sicuramente più corposo. Uno dei motivi per cui le domande sono state basse può essere il tasso minimo garantito troppo basso per gli investitori retail. Quest’ultimo vorrebbe ottenere un rendimento massimo nel più breve tempo possibile e lo 0,4% su un titolo a 8 anni è certamente poco alettante. Nel frattempo sul fronte macroeconomico gli ordini all'industria tedesca sono calati a febbraio dell'1,2% su base mensile, deludendo nettamente le attese degli economisti che si aspettavano una crescita dello 0,2%. Male anche gli indici Pmi. Quello composito definitivo di marzo si e' attestato a 53,1 punti, in lieve rialzo rispetto al dato di febbraio a 53, ma in calo rispetto al consenso a 53,7. La crescita dell'economia dell'Eurozona resta quindi “fiacca”. Il tasso di espansione di marzo è si migliorato per la prima volta in tre mesi, ma il ritmo di incremento resta irrisorio. (riproduzione riservata)