
Uno degli errori più comuni che si commettono quando facciamo trading sui mercati finanziari è quello di attribuire la responsabilità di eventuali risultati negativi ad una strategia poco efficace. Quando i risultati non arrivano, infatti, la reazione più naturale è quella di ricercare una nuova metodologia, utilizzando nuovi indicatori e cambiando i set-up operativi. Pensiamo che il problema risieda nel metodo utilizzato, quando molto spesso il vero ostacolo è rappresentato dalla nostra incapacità di eseguire con disciplina la nostra strategia operativa (che è stata preventivamente e statisticamente validata).
C’è una situazione che accomuna la maggior parte dei trader. Dopo aver analizzato il mercato, individuato un setup operativo e aver aperto una posizione, iniziamo improvvisamente a mettere in discussione tutte le decisioni prese fino a pochi istanti prima. Lo stop loss sembra troppo lontano, il take profit appare eccessivamente ambizioso e interpretiamo ogni oscillazione del prezzo come un possibile segnale di pericolo. Così il piano operativo, costruito con calma e razionalità, viene progressivamente modificato sotto la pressione delle emozioni. Il risultato è quasi sempre lo stesso. Chiudiamo le posizioni prima del target previsto o prima che i prezzi colpiscano lo stop-loss. Da un punto di vista emotivo queste decisioni sembrano prudenti, ma da un punto di vista statistico compromettono il vantaggio competitivo della nostra strategia. Alla base di questo comportamento c’è un fenomeno psicologico noto come dissonanza cognitiva.
Il concetto di dissonanza cognitiva è stato introdotto nel 1957 dallo psicologo statunitense Leon Festinger. Secondo la sua teoria, ogni individuo tende a mantenere una certa coerenza tra ciò che pensa, ciò che crede e ciò che fa. Quando queste convinzioni entrano in conflitto, il cervello sperimenta una sensazione di disagio psicologico che cerca di eliminare il più rapidamente possibile. Nella vita quotidiana questo fenomeno si manifesta continuamente. Una persona sa che fumare è dannoso per la sua salute ma continua a fumare. Allo stesso modo un investitore sa dell'importanza della diversificazione ma concentra gran parte del patrimonio su un solo titolo. In entrambi questi casi convivono due convinzioni incompatibili tra loro e il cervello cerca di ridurre questa tensione modificando il suo comportamento oppure costruendo una giustificazione razionale.
Nel trading questo meccanismo assume delle caratteristiche ancora più evidenti, perché ogni decisione è accompagnata da una conseguenza economica immediata. Ipotizziamo di aver sviluppato e testato (tramite un adeguato backtesting) una valida strategia operativa di cui conosciamo il Win Rate, il rapporto rendimento/rischio medio e il drawdown storico (ossia tutte le informazioni necessarie per sapere che il sistema, nel lungo periodo, è profittevole). Attiviamo questa strategia: individuiamo un setup, entriamo in posizione convinti che quella decisione sia corretta. Pochi minuti dopo, però, il mercato inizia a muoversi contro di noi, con la posizione che registra una piccola perdita. Da un punto di vista tecnico non è cambiato assolutamente nulla: il setup è ancora valido e il mercato sta semplicemente sviluppando una normale oscillazione. Eppure dentro di noi qualcosa è cambiato. Cominciamo a provare un certo disagio, un disagio che nasce dal fatto che le due convinzioni entrano in conflitto.
La prima ci dice: "La strategia funziona"; la seconda afferma: "Sto perdendo denaro". Il cervello percepisce questa contraddizione come una situazione da risolvere. E qui nasce il problema.
Il nostro sistema nervoso, infatti, si è sviluppato per garantire la nostra sopravvivenza. Di conseguenza il cervello ha imparato a privilegiare le decisioni che sono capaci di ridurre o eliminare rapidamente il rischio percepito. Il problema è che il cervello non distingue tra un rischio fisico e un rischio economico. Quando una posizione entra in perdita, quindi, il sistema nervoso interpreta quella situazione come una minaccia. Il suo obiettivo non è più quello di massimizzare il profitto, ma quello di eliminare il disagio. E la soluzione più semplice consiste nel chiudere la posizione. Da un punto di vista psicologico il beneficio è immediato. L'incertezza scompare, l'ansia diminuisce e il cervello interpreta questo sollievo come una ricompensa. Il problema è che in questo modo abbiamo agito in balia delle emozioni, compromettendo la profittabilità della nostra strategia operativa. (riproduzione riservata)