
Quando facciamo trading c’è una dinamica psicologica che influenza in modo significativo il modo con il quale prendiamo le nostre decisioni operative ed è costituita dal meccanismo “attacco o fuga” (conosciuto anche come “fight or flight"). Si tratta di una risposta automatica del nostro sistema nervoso che si attiva ogni volta che percepiamo una situazione di pericolo o di stress emotivo. Questo meccanismo, nato per garantire la nostra sopravvivenza fisica, si attiva anche davanti a situazioni che sono “solo” economicamente pericolose (una perdita, un drawdown). Nel trading questo meccanismo è molto importante: i mercati finanziari, infatti, rappresentano uno degli ambienti più stressanti dal punto di vista cognitivo ed emotivo. Ogni oscillazione, infatti, può essere interpretata dal cervello come una minaccia alla nostra sicurezza economica e alle nostre capacità. Il risultato è che smettiamo di ragionare in modo probabilistico e razionale e iniziamo a reagire in maniera impulsiva.
Quando operiamo sui mercati convivono dentro di noi due sistemi:
- una componente razionale, legata all’analisi, alla logica e alla pianificazione;
- una componente emotiva, legata alla paura, all’istinto e alla sopravvivenza.
In condizioni normali queste due dimensioni collaborano, ma quando lo stress aumenta il sistema emotivo prende il sopravvento. Dal punto di vista neurologico entra in azione l’amigdala ossia quella parte del sistema limbico specializzata nell’identificazione delle minacce. L’amigdala reagisce molto rapidamente agli stimoli che vengono percepiti come pericolosi e invia dei segnali al corpo per prepararlo alla difesa. Il problema è che il cervello non distingue tra una minaccia fisica e una minaccia psicologica.
Per il nostro sistema nervoso il fatto di perdere denaro può generare una risposta biologica simile a quella che avremmo di fronte ad un pericolo di vita. Il corpo entra in uno stato di allerta: il battito cardiaco aumento, la tensione muscolare cresce; la respirazione accelera, il livello di cortisolo e adrenalina aumentano e la nostra capacità analitica si riduce. In questa condizione smettiamo di ragionare in termini statistici e iniziamo a reagire emotivamente.
La prima risposta è l’attacco. Nel trading questa modalità si manifesta reagendo aggressivamente ad uno stress operativo (ad esempio dopo aver subito una perdita o durante delle fasi di forte volatilità). La mente entra in uno stato di urgenza psicologica: “Devo recuperare”, “Devo rifarmi”, “Non posso chiudere in perdita”, “Il mercato deve darmi ragione”. Da questo stato mentale derivano numerosi errori operativi. Uno dei comportamenti più frequenti consiste nell’aumentare la dimensione delle posizioni per recuperare rapidamente il denaro perso. Questo atteggiamento è estremamente pericoloso perché modifica il money management e aumenta ulteriormente la nostra pressione psicologica.
La modalità attacco si trasforma molto spesso in “revenge trading”. Dopo una perdita significativa entriamo in conflitto con il mercato: la nostra operatività non nasce da un set-up operativo ma dal desiderio di “vendicarsi”. In questa fase smettiamo di seguire il nostro processo operativo: forziamo gli ingressi, vediamo segnali inesistenti, anticipiamo i movimenti, operiamo troppo (overtrading). Il mercato diventa il nostro avversario personale.
La seconda risposta è invece la fuga. In questo caso reagiamo alla pressione evitando di assumere del rischio, smettendo di operare o chiudendo prematuramente le operazioni. La paura domina quindi il nostro processo decisionale. In questa situazione:
a) chiudiamo chiudono troppo presto le posizioni vincenti per paura di perdere il profitto maturato. Questo comportamento nasce da un bisogno di sicurezza. Preferiamo un profitto piccolo ma certo, piuttosto che un profitto potenzialmente maggiore ma incerto. Il problema è che questo deteriora il rapporto rischio/rendimento della strategia: tagliare continuamente i profitti impedisce all’edge statistico presente nella nostra strategia di poter emergere;
b) subiamo una paralisi decisionale. Un’altra manifestazione della fuga è il blocco operativo. Conosciamo il set-up, vediamo il segnale, sappiamo cosa fare ma non lo facciamo. La paura di sbagliare ci paralizza. Questo accade dopo una serie di perdite, con il nostro cervello che sviluppa una risposta difensiva: “Se non entro, non posso perdere.” Questa scelta, che sembra apparentemente prudente, è solo una fuga emotiva. Rinunciamo alla nostra strategia nperché non riusciamo più a tollerare la pressione psicologica associata all’incertezza. (riproduzione riservata)