Navigare in “acque inesplorate”. Risuonano forti le parole di qualche settimana fa del presidente Bce Draghi. La vittoria dei “no” al referendum greco ha aperto a scenari sempre più imprevedibili ma il mercato obbligazionario, a differenza dell’azionario bancario, rimane perlopiù solido. Il rendimento del Bund decennale ha chiuso in calo allo 0,771% mentre quello del Treasury viaggia sul 2,33%. Negativi i bond governativi periferici che tutto sommato però reggono il colpo: il tasso quinquennale italiano si è fermato all’1,34%, Btp decennale al 2,39% e trentennale al 3,31%. Rialzo controllato degli spread con il Btp/Bund a 161pb e Bonos/Bund a 160pb. I volumi non giustificano un intervento massiccio in acquisto da parte della Bce, ma la fiducia che gli investitori hanno in Draghi è sufficiente a non creare attacchi di panico sui bond periferici. Tutti sembrano guardare alle prossime mosse della Bce, che tuttavia non può fornire nuova liquidità alle banche elleniche senza un nuovo piano di aiuti approvato dai Paesi dell’eurozona. Complicato risolvere il puzzle dei vari scenari e gli stessi analisti hanno opinioni contrastanti: secondo JP Morgan e Barclays l’uscita della Grecia dall’unione monetaria è l’evento più realistico mentre dell’idea opposta sono Goldman Sachs e Citigroup. Il dibattito si sta spostando dal piano economico a quello politico: martedì sera a mercati chiusi si riuniranno i capi di governo dell’Eurozona, confermate le presenze di Draghi e Dijsselbloem. Tsipras porterà all’Eurosummit l’ennesimo nuovo piano di proposte con il quale chiederà un taglio del debito greco ma dovrà scontrarsi con le posizioni ferme degli altri leader europei. (riproduzione riservata)