Giornata molto nervosa ma di fatto poco mossa per il mercato obbligazionario europeo. L’ottimo risultato dell’Ifo di marzo tedesco, attestatosi a 107,9 punti (superiore sia al mese precedente che al consenso), non è stato sufficiente a muovere i rendimenti del Bund decennale al di sotto dello 0,22%; il dato indica un’accelerazione della crescita al 2% dall'1,5% del quarto trimestre 2014 per la Germania. Sulla curva dei rendimenti italiana da registrare un abbassamento dei rendimenti delle scadenze inferiore all’anno. Poco mosso invece il Btp a 10 anni, che rende l’1,34%, per uno spread con l’omologo tedesco pari a 111 punti base. Stabili anche i differenziali degli altri paesi periferici. L’attenzione del mercato è ancora posta sulla Grecia, i cui rendimenti segnano un allentamento della tensione, con il decennale tornato al di sotto dell’11%. La curva dei tassi ellenica resta però invertita. Secondo l'organismo tecnico dell'Eurogruppo, la Grecia non è legalmente autorizzata a vedersi restituire gli 1,2 miliardi di euro di fondi non utilizzati per la ricapitalizzazione delle banche elleniche dall’Efsf. Importanti le parole pronunciate oggi da Charles Evans sulla politica monetaria americana. Il presidente della Fed di Chicago ha infatti ammesso che un rialzo dei tassi può attendere fino al 2016, in un contesto economico caratterizzato da inflazione troppo bassa, una disoccupazione superiore al quella naturale del 5% e un dollaro eccessivamente forte. In seguito al deludente dato americano sugli ordini di beni durevoli (-1,4% a febbraio), il cambio euro/dollaro ha toccato un massimo intraday a quota 1,1014, per poi tornare al di sotto di 1,10.