
A seguito dell'acquisizione di Borsa Italiana da parte di Euronext nell'aprile 2021, i sistemi di trading di Borsa Italiana sono progressivamente migrati dalle piattaforme Millennium Exchange e SOLA ai sistemi Euronext Optiq: per i derivati cartolarizzati quotati su SeDeX e Cert-x questa migrazione si è perfezionata lo scorso 11 settembre e ha imposto anche una serie di modifiche regolamentari che in un modo o nell’altro stanno avendo un impatto sulle abitudini d’investimento degli operatori attivi su questi strumenti.
Uno dei cambiamenti maggiormente dibattuti è stato quello dell’adozione del cosiddetto meccanismo di “Request for Execution (RFE)”, in base al quale il liquidity provider viene ora avvisato ogni volta che viene immesso un ordine sul book di un suo prodotto, in modo che possa dare “un’ultima occhiata” (“last look”) ai prezzi esposti, per controllare che siano corretti. Questo crea un leggero differimento temporale tra l’immissione dell’ordine e la sua eventuale applicazione, che punta a tutelare l’emittente dal cosiddetto “arbitraggio di latenza”, cioè dal rischio di subire uno scalping che sfrutti un ritardo nell’aggiornamento dei prezzi. Concretamente, in base al sistema RFE, il liquidity provider riceve un avviso quando viene immesso un ordine su un suo prodotto: si tratta di una notifica del tutto anonima, tale per cui l’emittente non potrà sapere né chi avrà immesso l’ordine, né per quale quantità, prezzo o facoltà (vendita/acquisto): sulla base di questo avviso lo stesso emittente avrà la possibilità di confermare il prezzo esposto oppure modificarlo entro un certo limite di tempo (0,6 o 3 secondi, a seconda dell’opzione scelta), ma non con una logica di beneficio personale, bensì legata alla sua effettiva necessità di aggiornare la quotazione. Non sapendo che tipo di ordine è stato immesso, il liquidity provider non potrà reagire con un principio di convenienza.
Nelle attese, questo sistema dovrebbe mettere fuori gioco soprattutto il trading algoritmo ad alta frequenza, rendendo magari la lettura dei book meno efficiente, dal momento che ora i prezzi visualizzati sono di fatto solo indicativi, ma depurando l’operatività da quel surplus di volumi che puntava proprio a intercettare le eventuali inefficienze nell’aggiornamento dei prezzi, con una logica però del tutto estranea ai principi di domanda/offerta e che non contribuiva quindi a sostenere la qualità delle negoziazioni. Dai primi riscontri che arrivano dall’analisi dei volumi, l’effetto di questo nuovo meccanismo non sembra però emergere in modo così evidente, certamente non sul segmento dei leverage certificates, che tra settembre e ottobre hanno registrato un aumento sia del numero di contratti scambiati, sia del controvalore negoziato. Qualche spunto in più arriva invece dal segmento dei covered warrant, che storicamente ha sempre avuto una grande presenza di trading algoritmico, dove il controvalore è drasticamente calato a settembre e ancora di più a ottobre, rispetto ai mesi precedenti. Il mese scorso i cw hanno scambiato un controvalore di 45 milioni di euro, contro i 64,4 di settembre e gli oltre 132 di agosto. Certo, sarà necessario attendere qualche altro mese per intercettare un’eventuale tendenza di fondo, anche perché lo stesso mese di settembre è stato in realtà coinvolto dal cambiamento delle regole solo in parte, ma qualche utile spunto di riflessione comincia già a intravedersi. (riproduzione riservata)