Il mercato obbligazionario è stato mosso in mattinata dalla notizia secondo la quale il Ministero della Difesa russo ha ordinato alle forze impegnate nelle esercitazioni di rientrare alle basi permanenti entro il 7 marzo; se da un lato ciò allenta le tensioni in atto, fornendo una soluzione alla crisi tra Ucraina e Russia, dall’altro la stessa notizia preoccupa i mercati per il possibile alleggerimento della domanda di asset sicuri, che aveva sostenuto i titoli di Stato dei paesi core (e non solo) negli ultimi giorni. E infatti, la reazione del Bund non si è fatta attendere, visto il rialzo del rendimento del titolo decennale fino all'1,59%. L’area periferica, intanto, sembra rimanere isolata dalle tensioni geopolitiche, mantenendo i rendimenti dei titoli di Stato in calo. Il Btp benchmark italiano paga oggi un tasso retributivo del 3,42%, sui minimi da ottobre 2005, mentre la forbice di rendimento dal titolo tedesco si è ristretta ancora fino a 182 basis points, livelli che non si vedevano da giugno 2011; il restringimento del differenziale riflette da una parte la fiducia nei confronti del nuovo governo e dall’altra il flusso di capitali in Europa, che ha interessato in primis i titoli tedeschi, ma di cui hanno beneficiato in larga misura anche i periferici. Il Bono iberico, intanto, si avvicina al Btp italiano prezzando un rendimento del 3,45%, a 185 centesimi dal bene rifugio di Berlino.
Dopo il recente rialzo dell'inflazione, il calendario macroeconomico odierno ha riportato al centro dell’attenzione il dibattito sulla deflazione: l'indice dei prezzi alla produzione industriale, infatti, ha segnato un lieve calo a gennaio, riducendosi dello 0,3% nell’area euro e dello 0,4% in UE28, a fronte dell’aumento dello 0,2% di dicembre. Su base annua il rallentamento è più consistente, con i prezzi che si sono ridotti, rispettivamente, dell'1,4% e dell'1,2% da gennaio 2013. Il mercato resta quindi in attesa del meeting della Banca centrale europea, meditando su un possibile intervento dato che da ben 5 mesi l'inflazione dell'Eurozona si trova sotto l'1%.
Sul fronte aste, oggi la Gran Bretagna ha piazzato 4,25 miliardi di sterline di Gilt al 2019: il rendimento medio è stato pari all'1,893%, mentre la domanda è stata modesta (Bid-to-cover 1,68).