Nella giornata di lunedì la domanda di obbligazioni si è indebolita in modo deciso a seguito dell’apprezzamento del petrolio, che oggi guadagna circa il 3% (il Wti tratta a 46,6 dollari al barile, il Brent a 49,06 su nuovi massimi del 2016). Il differenziale tra il titolo di debito a scadenza decennale italiano ed il corrispettivo tedesco tratta a 134,8 proseguendo la fase avviata negli ultimi mesi caratterizzata da una forte stabilità sull’Euromot, periodo molto favorevole alle aste. Conseguentemente in data odierna si registrano rendimenti in rialzo sui titoli di debito americani ad ogni scadenza, i maggiori rialzi sono su quelli a breve termine. Tuttavia se ci dovessero essere movimenti importanti nel mercato obbligazionario, questi saranno attesi nelle date di martedì e mercoledì, a seguito della pubblicazione dell’inflazione mese/mese statunitense e delle minute del Fomc. Come di consueto, tali dati macro vanno letti in chiave rialzo tassi da parte della Fed, in quanto seppure le decisioni siano prese sulla base di valutazioni di sintesi molto complesse, in buona approssimazione il mercato sconta dei dati positivi per l’economia americana come driver per un numero maggiore di rialzi nel 2016 all’interno dei confini delineati dalla Fed, la quale nonostante l’arduo compito sta guidando le aspettative in modo da non scaldare eccessivamente i mercati disinnescando periodicamente la volatilità. Si ricorda, tra i fattori di rischio maggiormente seguiti, quello legato al referendum Brexit, il quale nonostante gli alert di carattere economico provenienti dalla BoE sembra avere un forte sostegno da parte della politica e di alcuni media inglesi. (riproduzione riservata)