E’ arrivato in giornata il tanto atteso verdetto dalla Banca Centrale Europea: la nuova frenata della dinamica inflazionistica non è bastata a far ritoccare al ribasso i tassi interesse e l’istituto di Francoforte ha deciso di rimanere fermo, confermando il refi rate invariato al minimo storico dello 0,25%. Secondo quanto affermato dal numero uno dell’Eurotower, alla base della decisione di inazione di oggi c’è la complessità dello scenario macroeconomico, che richiede una maggiore disponibilità di informazioni prima di poter passare all’azione con gli strumenti necessari; alcuni economisti sottolineano poi il breve lasso di tempo trascorso dall’ultimo taglio di un quarto di punto, realizzato a novembre. Mario Draghi prosegue dunque sulle linee già tracciate, mantenendo un atteggiamento da colomba e sperando che le misure già intraprese risultino sufficienti ad arginare i rischi di un’ulteriore discesa dei prezzi: nella prognosi sullo stato di salute dell’Eurozona, il presidente della Bce ha sottolineato che la moderata ripresa sta procedendo secondo le aspettative e che la bassa inflazione è ben lontana dalla deflazione vissuta dal Giappone negli anni ‘90.
Fra i market mover della giornata, si segnalano inoltre gli ordini all’industria in Germania: dopo l’ottima performance di novembre, il settore industriale sembra essersi preso una pausa, riducendo gli ordini a dicembre dello 0,5% su base mensile. Il dato è stato peggiore delle attese, che vedevano un incremento dello 0,3%, ma nel complesso il trend resta positivo in quanto gli stessi sono cresciuti del 7,9% rispetto a dicembre 2012. Oltreoceano si segnala poi l’aumento del deficit della bilancia commerciale, che a dicembre segna un disavanzo di 38,70 miliardi di dollari, in crescita dal mese precedente.
Spenti i riflettori sull’Eurotower, sul mercato obbligazionario dell’Eurozona la forbice di rendimento tra il Btp benchmark italiano e il Bund tedesco si è ristretta sotto quota 210, scivolando a 207 centesimi dai 212 punti della prima parte della seduta; il decennale italiano prezza un rendimento del 3,76%, mentre il Bono iberico si è assestato su un tasso retributivo del 3,6%, con lo spread a 191 punti base dal Bund.
Sul mercato primario si sono svolte oggi le aste a medio e lungo termine di Spagna e Francia, che hanno immesso oltre 13,5 miliardi di euro di nuova carta. Il Tesoro spagnolo ha venduto 5,585 miliardi di euro di titoli con scadenza a 3 e 5 anni, oltre il target previsto di 5,5 miliardi. Le aste della penisola iberica sono andate bene, con una solida domanda e con rendimenti sui minimi dall'introduzione dell'euro: i tassi sui titoli a 3 anni sono scesi dall'1,595% all'1,562%, mentre quelli a 5 anni sono calati dal 2,382% al 2,254%. Secondo gli analisti, l’esito positivo è il risultato dell’allentamento delle tensioni sui Paesi della periferia europes e della fuga di capitali dai mercati emergenti. L’agenzia del debito francese invece ha emesso 7,986 miliardi di euro di Oat, con scadenza a 10, 13 e 18 anni, con rendimenti medi in calo.