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Alcuni bias cognitivi influenzano le nostre decisioni. Per evitare di commettere degli errori, che generano delle perdite, si devono stabilire e rispettare delle precise regole operative

Il lato nascosto dei grafici

04 febbraio 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07 febbraio 2026, 08:47

Milano Finanza Intelligence Unit

Il lato nascosto dei grafici

Molti investitori, dopo aver chiuso una giornata di trading sui mercati finanziari, guardano i grafici e si pongono la stessa domanda: "Come ho fatto a non vedere quel segnale? Era così ovvio!". La risposta non risiede in una mancanza di competenza tecnica, ma nella biologia del nostro cervello. Mentre osserviamo un grafico, il nostro cervello riceve un’enorme quantità enorme di dati: il movimento de prezzo, i pattern che si formano, i segnali dagli indicatori e dai volumi ecc… Il problema è che il nostro cervello scarta il 99% delle informazioni che riceve, decidendo costantemente cosa è importante e cosa invece può essere ignorato. Il problema è che questo filtro non è oggettivo, ma è pesantemente influenzato dallo stato emotivo e dall'esito delle operazioni recenti.
Dopo una serie di perdite, ad esempio, il cervello entra in uno stato di allerta. Si attiva l'amigdala, il centro della paura, che non distingue tra una minaccia fisica e la perdita di denaro. Questo genera:
- un’amplificazione del pericolo: il cervello inizia a filtrare i dati cercando solo i segnali di pericolo. Ogni piccolo segnale di allerta viene amplificato: si cercano solo dei motivi per non entrare sul mercato;
- non si sfruttano le opportunità: i segnali che confermano un valido setup operativo vengono invece ignorati. Il cervello, in modalità difensiva, cerca di proteggerci da possibili perdite, ma così facendo ci impedisce di approfittare di interessanti opportunità, facendoci perdere dei potenziali profitti;
- un aumento dello stress: l'aumento del cortisolo (l'ormone dello stress) sposta il cervello in "modalità sopravvivenza". In questa situazione la corteccia prefrontale - la parte responsabile del pensiero logico e razionale - si disattiva parzialmente.
Dopo una serie di successi, invece, i livelli di dopamina aumentano, inducendo un senso di euforia e di fiducia eccessiva. Ciò provoca:
- un abbassamento degli standard: il filtro cognitivo si altera e il cervello comincia a cercare opportunità ovunque, anche dove non esistono;
- un eccesso di fiducia: il sistema di ricompensa evidenzia solo i risultati positivi, nascondendoci i segnali di allerta. Si va in overtrading e/o si aumenta in modo eccessivo la dimensione delle posizioni.

Il cervello, quindi, non si limita a mostrare ciò che c'è sul grafico, ma mostra ciò che ci si aspetta di vedere. I due bias più pericolosi sono:
1. il bias della conferma: se un trader è convinto che il mercato debba salire, il suo cervello selezionerà solo quelle informazioni che sono coerenti con questa convinzione, relegando i segnali ribassisti ad un semplice “rumore di fondo”. Questo meccanismo spiega perché due operatori che osservano lo stesso grafico possono giungere a conclusioni opposte: ciascuno sta filtrando la realtà attraverso le sue credenze pregresse, il suo stato emotivo e l’esito degli ultimi trade;
- il bias della disponibilità: il cervello attribuisce maggiore peso a quegli eventi che sono più facilmente richiamabili alla memoria, che spesso sono quelli più recenti o emotivamente intensi. Quindi: se un set-up operativo ha fallito nelle ultime occasioni, il cervello tende a sovrastimare la probabilità che continui a fallire. Anche in presenza di un segnale tecnicamente valido, la decisione viene distorta dalla memoria emotiva delle perdite recenti e ci porta a non aprire il trade. Ciò spiega perché molti trader performano bene in demo ma perdono in reale. In demo, non essendoci un rischio reale, non c'è paura e il cervello filtra le informazioni cercando le opportunità. In reale, con i soldi veri in gioco, il filtro si sposta invece sulla ricerca di minacce. I grafici sono identici, ma la percezione è completamente diversa.
Per evitare di commettere questi errori è necessario:
1. impostare un trading basato sulle regole. Avere delle regole da rispettare impedisce di prendere decisioni sul momento, riducendo l’ansia cognitiva ed emotiva. Per questo motivo è fondamentale definire dei precisi criteri operativi (entry, stop, target, money e risk management);
2. effettuare una verifica oggettiva. Anziché fidarsi dell'istinto bisogna chiedersi: "Questo set-up soddisfa tutti i miei criteri oggettivi?";
3. gestire le emozioni. Chi fa trading deve monitorare i propri stati emotivi, impedendo che influenzino le sue decisioni e lo portino a non rispettare le regole definite nel suo trading-plan. Solo in questo modo si può operare in modo disciplinato e coerente. (riproduzione riservata)



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