
Da un paio di settimane sono quotati sul SeDeX 13 nuovi certificati Cash Collect Doppia Barriera Airbag emessi da Unicredit su altrettanti panieri «Worst of» composti da tre o quattro titoli italiani ed esteri, più una serie indicizzata a un basket composto dai quattro indici EuroStoxx Banks, Ftse Mib, Nasdaq100 e S&P500. Come spesso accade, le caratteristiche dei prodotti sono esemplificate in modo abbastanza esplicativo dalla loro denominazione: in quanto appartenenti alla classe dei «Cash Collect», anche questi prodotti prevedono il pagamento di una serie di premi periodici prefissati, che in questo caso sono di tipo condizionato e hanno una cadenza mensile: nello specifico, partendo già dal prossimo 25 luglio, ogni certificato di questa serie potrà pagare un importo addizionale di ammontare compreso tra lo 0,60% e l’1,42% lordo del valore nominale, a patto che i rispettivi sottostanti rispettino tutti una cosiddetta «Barriera premio», posta al 60% per tutti i certificati su titoli, all’80% per quello su indici. Se in corrispondenza di una data di valutazione mensile nessuno dei titoli o indici in gioco avrà maturato una perdita superiore al 40% (titoli) o 20% (indici), il premio di competenza sarà corrisposto, mentre in caso contrario lo stesso importo sarà accantonato per essere poi eventualmente recuperato alla prima occasione utile, nel momento in cui la condizione di pagamento dovesse risultare nuovamente verificata (effetto memoria).
A partire già dalla fine del primo trimestre (26 settembre 2024), all’opzione di pagamento del premio mensile si affiancherà anche un’opzione autocallable, che potrà determinare l’esercizio anticipato dello strumento se tutti i titoli in gioco rispetteranno il cosiddetto «Livello di Rimborso Anticipato», che a sua volta di avvarrà di un meccanismo «Step Down», in ragione del quale la soglia limite sarà di tipo decrescente: partendo da un valore iniziale pari al 100% dello strike, diminuirà cioè nel tempo, rendendo progressivamente più accessibile la condizione di esercizio. Nello specifico, ogni sei date di valutazione il Livello di Rimborso Anticipato scenderà di 5 punti, arrivando eventualmente all’80% dello strike da settembre 2026: se in corrispondenza di una data di valutazione mensile nessuno dei titoli o indici in gioco chiuderà a un livello inferiore alla soglia limite prevista per quella data, il certificato sarà liquidato anticipatamente al suo prezzo di emissione (100 euro) e pagherà anche gli importi addizionali dovuti, visto che la condizione di pagamento dei premi risulterà implicitamente rispettata.
A scadenza, quindi in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi e sarà proprio qui che potrà entrare in gioco sia il meccanismo «Airbag», sia l’opzione «Doppia Barriera». Alla data di valutazione finale i titoli o indici in gioco dovranno infatti tutti rispettare una cosiddetta «Barriera capitale», non necessariamente coincidente con la «Barriera premio», per garantire al certificato il rimborso integrale del valore nominale. La Barriera capitale è collocata al 50%, 55% o 60% per i certificati su titoli, al 65% per quello su indici: a) se tutti i sottostanti rispetteranno la Barriera premio, quindi implicitamente anche quella sul capitale, il certificato rimborserà il suo valore nominale e pagherà tutti i premi dovuti; b) se anche un solo sottostante non rispetterà la Barriera premio, ma tutti rispetteranno quella sul capitale, il certificato rimborserà comunque il 100% del valore nominale, senza pagare alcun premio finale; c) se anche un solo sottostate non rispetterà la Barriera capitale, il certificato replicherà la performance del sottostante peggiore, beneficiando però dell’effetto Airbag, che permetterà di limitare la perdita finale alla sola parte eccedente la Barriera capitale. A titolo di esempio, un certificato con barriera posta al 60% del valore iniziale del sottostante «Worst of», che vedesse il titolo peggiore del paniere perdere il 50% rispetto al suo valore iniziale, garantirebbe un rimborso finale pari all’83,33% del prezzo di emissione, limitando la perdita effettiva al 16,66%, cioè quella maturata dal sottostante peggiore rispetto alla sua barriera capitale, data dal rapporto tra il valore finale del sottostante (50%*valore iniziale) e appunto la barriera (60%*valore iniziale). (riproduzione riservata)