
Mercoledì 5 novembre Unicredit ha quotato sul SeDeX una nuova tranche di 12 certificati Fixed Cash Collect su singoli titoli azionari (Amd, Asml Holding, Banca Mps, Deutsche Bank, Intel, Kering, Nvidia, Renault, Rheinmetall, Stellantis, Stm e Tesla), tutti con scadenza biennale (18 novembre 2027): l’operatore italiano ha così ulteriormente ampliato la sua gamma di strumenti a rendimento cedolare. La struttura è piuttosto intuitiva dal momento che non prevede alcuna opzione di esercizio anticipato, mentre il pagamento dei premi periodici è svincolato da qualsiasi condizione accessoria legata all’andamento dei sottostanti, da cui la denominazione «Fixed». In sostanza, per i prossimi due anni questi prodotti pagheranno un totale di 23 importi addizionali di tipo incondizionato, che saranno corrisposti con cadenza mensile, eventualmente anche in presenza di uno scenario fortemente negativo.
Quanto all’ammontare dei flussi cedolari, i 12 certificati appena quotati pagheranno importi mensili che vanno da un minimo dello 0,50% lordo (pari al 6% lordo annuo) del certificato su Renault a un massimo dello 0,96% lordo (pari all’11,52% lordo annuo) di quello su Tesla. La gamma dei sottostanti è abbastanza diversificata in termini settoriali, ma soprattutto va messo in evidenza come nell’occasione l’emittente non abbia fatto ricorso al meccanismo «Worst of», vincolando l’esito dell’investimento a un unico asset e riducendo così la quota di rischio associata alle fisiologiche dinamiche del mercato azionario. Considerando che il primo importo addizionale sarà corrisposto già il prossimo 18 dicembre, ogni certificato pagherà, come detto in precedenza, un totale di 23 premi mensili di tipo incondizionato, ai quali potrà poi aggiungersi un ulteriore premio finale, che in quel caso dovrà però sottostare alla stessa condizione di rimborso del valore nominale.
Alla data di valutazione finale potranno infatti verificarsi due scenari alternativi: a) se il sottostante chiuderà a un livello almeno pari alla barriera, posta per tutti al 55% del valore iniziale, il certificato sarà liquidato al prezzo di emissione (100 euro) e pagherà un ultimo premio mensile condizionato, di ammontare analogo a quelli «fixed» distribuiti nei mesi precedenti; b) se il sottostante chiuderà invece al di sotto della barriera, il certificato pagherà un importo commisurato alla performance negativa del titolo e non staccherà l’ultimo premio.
Formalmente, il rischio di mercato avrà quindi un impatto solo a scadenza, anche se nel corso della vita dei certificati, il loro prezzo finirà certamente per scontare l’eventuale aumento della probabilità di un rimborso negativo a scadenza. Se una barriera dovesse quindi essere avvicinata o addirittura ceduta, questo non comporterebbe la sospensione dei pagamenti periodici, ma farebbe comunque diminuire il valore di mercato dei certificati. Per contro, proprio la natura incondizionata dei premi potrà comunque garantire un’utile valvola di sicurezza in caso di scenario negativo, consentendo quanto meno di ammortizzare l’effettivo impatto dell’eventuale perdita finale. (riproduzione riservata)