Mario Draghi ha affermato in mattinata che non è possibile affermare con sicurezza che il processo di ripresa economica nell'Eurozona sia giunto a compimento. Alcuni fattori stanno rallentando il ritorno dell'inflazione al target del 2%. Il numero uno dell'Istituto di Francoforte ha chiarito inoltre che qualora vi fossero rischi al ribasso sulla stabilitá dei prezzi nel medio periodo, i funzionari agiranno facendo uso di tutti gli strumenti disponibili nell'ambito del loro mandato. Un ulteriore taglio del tasso sui depositi può inoltre contribuire a facilitare la trasmissione del QE grazie alla maggiore velocitá di circolazione delle riserve delle banche. Le misure di politica monetaria hanno chiaramente contribuito a stimolare la ripresa dell'Eurozona arrestando le pressioni deflative, ma la crescita rimane debole e l'inflazione è ancora nettamente al di sotto dell'obiettivo del 2%. Nel pomeriggio si è poi espresso anche Bullard, che sul fronte Usa vede invece una buona probabilità di inflazione al 2% a fine 2016. Aggiungendo che il mercato del lavoro si è largamente normalizzato, lo stress finanziario non è particolarmente alto e che i rischi di un brusco atterraggio in Cina sono diminuiti. In tale contesto, il mondo obbligazionario naviga in acque serene. Il Bund a 10 anni è appena in positivo come performance, con una marginale compressione dei rendimenti, mentre i corporate high yield europei rimbalzano a loro volta con serenità. Più evidente il recupero dei bond emergenti in valuta locale. Lo spread tra Btp e Bund a 10 anni ha oscillato per tutta la seduta a ridosso di 100 punti base. Euro-dollaro flat a ridosso di 1,07.