Prosegue sul mercato obbligazionario italiano l'effetto distensivo delle parole del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, il quale stamane da Davos ha ribadito che la determinazione di Francoforte ad agire già a marzo, allentando ulteriormente la propria politica monetaria, se dovesse essere necessario. Il messaggio chiave di Draghi e' che i rischi al ribasso sulla stabilita' dei prezzi sono aumentati da dicembre" e pertanto sara' necessario rivedere ed eventualmente riconsiderare l'accomodamento monetario a marzo, sottolineano gli strategist di Unicredit. Gli esperti ritengono "molto probabile" un altro taglio del tasso sui depositi nella prossima riunione e non escludono anche eventuali aggiustamenti sul programma di acquisti di asset. Una presa di posizione che ha ridato fiato ai titoli di Stato di tutti i paesi del Sud Europa, più esposti agli occhi degli investitori al deterioramento delle prospettive economiche delle economie emergenti e al crollo del prezzo del petrolio. La prospettiva di nuove misure espansive ha rasserenato il clima sui mercati finanziari mondiali, scossi dall'inizio dell'anno, dal tonfo del greggio, oltre dall'incerto outlook mondiale. Intorno alle 12, il tasso del decennale italiano scende a 1,523% da 1,549%, riportandosi ai livelli di inizio mese, dopo aver sfiorato mercoledì 1,70%, massimo da metà dicembre. Lo spread con l'analoga scadenza del Bund, che nell'ultima seduta del 2015 attestava a 96 punti base, stamane è sceso fino a 110 punti base, riportandosi sui livelli visti nelle ultime settimane. (riproduzione riservata)