
Société Générale ha recentemente ampliato la sua gamma di prodotti d’investimento quotando sul SeDeX una nuova tranche di 10 Discount certificates, che hanno portato l’intera gamma dell’operatore francese a oltre 300 esemplari: al momento l’operatore francese è ancora l’unico a offrire in Italia questa tipologia di strumenti, che offrono un approccio alternativo rispetto ai più diffusi certificati a rendimento cedolare o a capitale protetto. Da notare che quest’ultima emissione introduce anche un elemento di ulteriore novità rispetto alle precedenti, in quanto si concentra per la prima volta su indici e non su titoli azionari: nel concreto, la nuova tranche comprende due certificati a testa legati a tre dei principali indici globali (EuroStoxx50, Ftse Mib ed S&P500) e a due panieri tematici, il Dax50 Esg e l’EuroStoxx50 Esg, tutti con scadenza 25 dicembre 2026.
Come già sottolineato in passato, la logica è molto intuitiva ed è espressa in modo chiaro anche dalla denominazione dei prodotti, che rimanda al concetto di “sconto” e che esprime proprio la peculiarità fondamentale di questi prodotti: il fatto che siano stati emessi proprio nel periodo del Black Friday rende questa logica ancor più suggestiva, ancorché solo da un punto di vista comunicativo. Di fatto, i Discount certificates consentono di acquisire un’esposizione rialzista su un determinato sottostante a un prezzo “ribassato” rispetto al suo valore di mercato corrente. Acquistando il certificato ci si espone in modo lineare alla dinamica dell’asset prescelto, in questo caso un indice, e si può quindi beneficiare di un suo eventuale apprezzamento. Rispetto a un investimento diretto nel sottostante, il vantaggio risiede proprio nel prezzo di acquisto “scontato”, che offre un ingresso sul mercato a condizioni migliori rispetto a quelle correnti e questo offre anche un utile margine di sicurezza in caso di scenario negativo, perché il prezzo di rimborso a scadenza del certificato sarà comunque in linea al valore di riferimento finale del sottostante e quindi, avendo acquistato il titolo “a sconto”, anche l’eventuale perdita sarà ridotta rispetto a quella che si sarebbe dovuta sostenere investendo direttamente nell’indice: un’eventuale discesa dei prezzi sarà in parte ammortizzata dallo sconto stesso.
Da notare che il pricing adottato dall’emittente per questi prodotti non è in “base 100 o 1.000”, come accade ormai per la gran parte dei certificati d’investimento, in linea con la convenzione in uso tra i prodotti obbligazionari, ma riprende direttamente la quotazione dei sottostanti, con la semplice applicazione di un multiplo che di fatto riduce l’ordine di grandezza del prezzo. Questo permette sia una migliore percezione dello sconto offerto dal prezzo corrente del certificato rispetto a quello dell’indice, sia una più facile comprensione del rimborso potenziale a scadenza.
Rispetto a un investimento diretto nel sottostante, da una parte il possessore di un Discount non potrà incassare gli eventuali dividendi che saranno distribuiti dallo stesso nel corso della vita del certificato e dall’altra dovrà anche accettare una limitazione al rialzo nella partecipazione all’eventuale andamento positivo del mercato. Questi strumenti prevedono infatti un Cap, che impone un prezzo massimo di rimborso oltre il quale il Discount non potrà mai andare: si adattano quindi a un’aspettativa di mercato moderatamente rialzista, dove lo sconto nel prezzo di acquisto possa offrire un rendimento extra rispetto a quello maturato dal sottostante. In presenza di uno scenario fortemente positivo, la presenza del Cap finirebbe invece per limitare l’efficacia complessiva dell’investimento.
Concretamente, alla data di valutazione finale, che per questa serie cadrà il 18 dicembre 2026, potranno verificarsi due scenari alternativi: a) se il sottostante chiuderà a un livello pari o superiore al Cap, il certificato sarà liquidato a un prezzo fisso pari proprio al Cap; b) se il sottostante chiuderà invece al di sotto del Cap, il certificato sarà liquidato, come detto, allo stesso prezzo del sottostante (tenendo conto del multiplo), partecipando quindi in modo diretto e lineare al suo andamento. A quel punto, se l’indice chiuderà a un livello più alto rispetto a quello di acquisto “scontato” si avrà un guadagno, che sarà inoltre superiore a quello di un investimento diretto nel sottostante (al netto dei dividendi). Se l’indice sarà invece sceso al di sotto del prezzo di acquisto, si avrà una perdita, che allo stesso modo sarà però ammortizzata dallo sconto di cui si è potuto beneficiare in sede di acquisto. (riproduzione riservata)