
Giovedì scorso Unicredit ha quotato su Cert-X 50 certificati a capitale condizionatamente protetto a capitale condizionatamente protetto, 10 Bonus Cap, 15 Top Bonus e 25 Reverse Bonus Cap, con scadenze suddivise tra dicembre 2026, 2027 e 2028.
Il primo gruppo, quello dei Bonus Cap, comprende otto certificati su azioni (Bayer, Broadcom, Intel, Nvidia, Oracle, Stellantis, Stm e Tesla) e due su indici (EuroStoxx Banks e Nasdaq100, con barriere pari al 50% o 60% dello strike, a seconda dello strumento.
La struttura è nota e prevede il pagamento di un premio a scadenza vincolato al rispetto di un limite massimo di perdita da parte del sottostante, valido durante tutta la vita del certificato: la barriera non dovrà essere cioè mai ceduta, nemmeno a livello intraday, in alcun momento di nessuna seduta di borsa compresa tra la data di emissione e quella di valutazione finale.
Al contrario, si perderà il diritto al premio, così come alla garanzia del rimborso a scadenza del valore nominale: a quel punto il payoff sarà invece definito in proporzione alla performance che lo stesso sottostante maturerà alla data di valutazione finale, fermo restando un limite massimo di rimborso (Cap) che coincide con il livello Bonus.
Il gruppo dei Top Bonus comprende invece nove certificati su azioni (Amd, Banca Mps, Nexi, Rheinmetall, Société générale, Stellantis, Tesla e Unicredit), sei su indici (Dax, EuroStoxx Auto&Parts, EuroStoxx Banks, Ftse Mib, Nasdaq100 e S&P500), con barriere comprese tra il 60% e il 65%.
La struttura è simile alla precedente, con un’unica differenza però molto significativa dettata dalla natura discreta della barriera, che non avrà quindi più alcun effetto durante la vita dei certificati, ma potrà compromettere il pagamento del premio e la protezione del capitale solo se ceduta nella data di valutazione finale. Al limite, un titolo potrebbe stazionare stabilmente al di sotto della soglia di knock-out, ammettendo comunque il pagamento del Bonus a scadenza, a patto che proprio nella data di valutazione finale sappia riportarsi oltre la barriera.
Il gruppo dei Reverse Bonus Cap comprende infine 12 certificati su azioni (Deutsche Bank, Ferrari, Kering, Lvmh, Meta Platforms, Nexi, Nvidia, Prysmian, Saipem, Stellantis, Stm e Tesla) e 13 su indici (Dax, EuroStoxx50, EStoxx Auto&Parts, EStoxx Banks, EStoxx Oil&Gas, Ftse100, Ftse Mib, Nasdaq100 e S&P500), con barriere comprese tra il 125% e il 140% dello strike.
In questo caso la logica è infatti ribaltata rispetto ai Bonus Cap: il premio e la protezione del capitale saranno cioè garantiti a patto che il sottostante non superi al rialzo un limite massimo di guadagno. La barriera è di nuovo di tipo continuo e dovrà essere rispettata durante tutta la vita dei certificati: al contrario il rimborso comporterà una partecipazione inversa alla performance finale del sottostante, anche qui fino a un limite massimo definito dal Cap. (riproduzione riservata)