
Venerdì 2 gennaio Unicredit ha quotato sul SeDeX una nuova tranche di 11 certificati Fixed Cash Collect su singoli titoli azionari (Alphabet, Banca Mps, Banco Bpm, Broadcom, Intesa Sanpaolo, Leonardo, Netflix, Oracle, Porsche, Saipem e Tesla) tutti con scadenza biennale (16 dicembre 2027). Si tratta di una struttura già proposta in passato dall’operatore italiano e apprezzata dal mercato, dal momento che è molto intuitiva e consente un utile bilanciamento tra la gestione del rischio e il potenziale di rendimento: questi prodotti non prevedono alcuna opzione di esercizio anticipato e garantiscono il pagamento di una serie di premi periodici svincolati da qualsiasi condizione accessoria legata all’andamento dei sottostanti, da cui la denominazione «Fixed». In sostanza, per i prossimi due anni questi prodotti pagheranno un totale di 23 importi addizionali di tipo incondizionato, che saranno corrisposti con cadenza mensile, eventualmente anche in presenza di uno scenario fortemente negativo.
Quanto all’ammontare delle cedole, gli 11 certificati appena quotati pagheranno importi mensili che vanno da un minimo dello 0,47% lordo (5,64% lordo annuo) dei certificati su Intesa Sanpaolo e Leonardo, fino a un massimo dello 0,95% lordo (11,40% lordo annuo) di quello su Tesla. La gamma dei sottostanti è abbastanza diversificata in termini settoriali, ma soprattutto va messo in evidenza come anche in questa occasione l’emittente non abbia fatto ricorso al meccanismo «Worst of», vincolando l’esito dell’investimento all’andamento di un unico asset e riducendo così la quota di rischio di matrice azionaria. Considerando che il primo premio sarà corrisposto già il prossimo 22 gennaio, ogni certificato pagherà, come detto in precedenza, un totale di 23 premi mensili di tipo incondizionato, ai quali potrà poi aggiungersi un’ulteriore cedola finale, che in quel caso dovrà però sottostare alla stessa condizione di rimborso del valore nominale.
Alla data di valutazione finale (16 dicembre 2027) potranno infatti verificarsi due scenari alternativi: a) se il sottostante chiuderà a un livello almeno pari alla barriera, posta per tutti al 60% del valore iniziale, il certificato sarà liquidato al prezzo di emissione (100 euro) e pagherà un ultimo premio di ammontare analogo a quelli «fixed» dei mesi precedenti; b) se il sottostante chiuderà invece al di sotto della barriera, il certificato pagherà un importo commisurato alla performance negativa del titolo e non pagherà l’ultimo premio.
L’aspetto più interessante di questa emissione riguarda il fatto che il rischio di mercato avrà un impatto solo a scadenza, anche se nel corso della vita dei certificati, il loro prezzo finirà comunque per scontare l’eventuale aumento della probabilità di un rimborso finale negativo. Pur incassando mensilmente tutte le cedole, se una barriera dovesse essere avvicinata o addirittura ceduta, questo farebbe infatti diminuire il valore di mercato dei prodotti. Da notare peraltro, che la barriera è di tipo discreto e quindi sarà solo il suo eventuale cedimento a scadenza a imporre un esito negativo.
Per contro, la stessa natura incondizionata dei premi potrà invece garantire un utile cuscinetto in caso di scenario negativo, consentendo di ammortizzare l’eventuale perdita finale. (riproduzione riservata)