
A inizio settimana Mediobanca ha quotato su EuroTlx una nuova tranche di Cash Collect su singoli titoli azionari. L’offerta riprende un’analoga proposta che l’operatore italiano aveva perfezionato nel mese di luglio e comprende anche in questa occasione 15 prodotti, tutti con una scadenza di un solo anno (28 novembre 2024) e caratterizzati da un valore nominale molto alto, pari a 20.000 euro o 20.000 dollari, a seconda che il sottostante sia rappresentato da un’azione europea (Airbus, Asml, Enel, Hermes, L’Oreal, Lvmh, Porsche) o americana (Alphabet, Exxon Mobil, Johnson&Johnson, JPMorgan Chase, Nike, Nvidia, Tesla e Vertex). Gli otto certificati sui titoli quotati a Wall Street sono stati emessi in valuta e di fatto imporranno anche un rischio valutario addizionale rispetto agli altri sette, che sono invece denominati in euro.
Come detto, la struttura riprende quella dei Cash Collect quotati lo scorso luglio e, almeno in termini di rendimento potenziale, è molto semplice in quanto prevede il pagamento di un unico importo addizionale a scadenza e per di più di tipo incondizionato. Nel dettaglio, ognuno dei 15 certificati appena quotati da Mediobanca prevede di corrispondere una cosiddetta “Remunerazione Incondizionata”, alla relativa Data di Pagamento della Remunerazione Incondizionata, che cadrà per tutti appunto il 28 novembre 2024: l’ammontare di questi premi va da un minimo del 5,45% lordo del certificato sul titolo francese L’Oreal a un massimo dell’8,60% lordo di quello sul titolo Usa Nvidia. Come detto, questi importi saranno di tipo incondizionato e saranno quindi corrisposti indipendentemente dall’andamento del sottostante, quindi anche in presenza di uno scenario fortemente negativo.
I termini di durata, non sono previste opzioni di esercizio anticipato, alla luce anche della scadenza molto ravvicinata dei prodotti. L’orizzonte temporale dell’investimento sarà quindi necessariamente annuale. La quotazione su EuroTlx permetterà di liquidare l’investimento in qualunque momento secondo necessità, ma considerando che la remunerazione incondizionata sarà corrisposta solo a scadenza, nel caso di vendita anticipata sul mercato, l’eventuale guadagno sarà demandato alla naturale evoluzione del prezzo del certificato, che tenderà certamente a scontare una progressiva maturazione del premio incondizionato, ma anche il rischio associato al rimborso del capitale iniziale, che, lui sì, dipenderà dalla performance che il sottostante saprà maturare alla data di valutazione finale (21 novembre 2024).
A scadenza potranno infatti verificarsi due scenari alternativi: a) se il sottostante chiuderà a un livello pari o superiore al cosiddetto “Livello Barriera”, posto al 50%, 60%, 70% o 80% del valore iniziale, a seconda dello strumento, il certificato sarà liquidato al suo valore nominale (20.000 euro o dollari) e garantirà quindi il rendimento massimo previsto; b) se il sottostante chiuderà invece al di sotto del “Livello Barriera”, ecco che si attiverà un meccanismo di parziale protezione del capitale assimilabile a un effetto Airbag, che rappresenta il vero elemento di complessità di questi strumenti. In caso di scenario negativo entrerà infatti in gioco un “fattore di partecipazione”, che non è pari al 100%, ma al rapporto tra il valore iniziale del sottostante e la barriera. Un certificato con barriera al 50% avrà un fattore di partecipazione del 200% (=100/50), uno con barriera all’80% avrà un fattore del 125% (=100/80).

Questo parametro non andrà però ad amplificare il saldo negativo maturato dal sottostante, ma andrà ad aumentare l’ammontare del rimborso finale: consideriamo per esempio il certificato su Enel, che ha una barriera dell’80%, come la maggior parte dei certificati di questa serie. Se il titolo dovesse perdere più del 20%, rientrando quindi nello scenario negativo, l’investitore avrebbe diritto a un rimborso pari al valore nominale del certificato (20.000 euro), svalutato della perdita maturata dal sottostante, ma poi moltiplicato per il fattore di partecipazione (125%). Un ribasso di Enel del 30%, si tradurrebbe per esempio in un rimborso finale di 17.500 euro (=20.000*0,7*1,25), che limiterebbe la perdita del certificato al 12,5%, meno della metà di quella pagata dal sottostante.
Da notare infine che in caso di scenario negativo il rimborso non sarà però di tipo monetario, ma contemplerà una consegna fisica delle azioni del sottostante: il risultato sarà comunque analogo a quello descritto in precedenza, in quanto l’investitore si troverà in portafoglio una quantità di titoli definita in modo tale che il loro controvalore complessivo sconterà una perdita calcolata come descritto in precedenza. Tornando all’esempio su Enel, a dispetto di un investimento iniziale di 20.000 euro, l’investitore si vedrà corrisposto un quantitativo di azioni calcolato su un capitale teorico di 25.000 euro (=20.000*1,25), che nel frattempo si sarà svalutato del 30%, portando il controvalore dei titoli appunto a 17.500 euro (=25.000*0,70). Concretamente, la quantità di titoli che saranno depositati sul conto dell’investitore sarà determinata in base al rapporto tra il valore nominale del certificato moltiplicato per il fattore di partecipazione e il livello di riferimento iniziale del sottostante. Eventuali frazioni di azioni saranno invece compensate con un importo di liquidazione residuo in contanti pari al valore della frazione dell’azione rilevato alla data di valutazione finale.
Intuitivamente, questo meccanismo in apparenza così complesso, si traduce però in un vero e proprio effetto Airbag, che ammortizza le eventuali perdite maturate dal sottostante, agendo in questo caso sulla quantità di titoli che si potranno ricevere invece che sul prezzo di rimborso del certificato, come accade solitamente nei casi più comuni. (riproduzione riservata)