La reazione eccessiva dei mercati dopo la conferenza stampa del presidente della Bce, Mario Draghi, nella giornata di venerdì è rientrata. Con le Borse europee che hanno trattano in netto rialzo e con l'euro che è tornato a scendere, lo spread ha archiviato la seduta in netta contrazione a 105,493 punti base dai 113,543 della chiusura di ieri. Il taglio da parte della Bce sui tassi di deposito e di interesse sulle principali operazioni di rifinanziamento non rappresenta una vera sorpresa e non dovrebbe avere grossi impatti sui mercati obbligazionari. L'aumento di 20 miliardi di euro negli acquisti mensili è invece significativo; questo dovrebbe essere un forte impulso per i titoli sovrani dell'area euro, specialmente per i paesi core, ma anche per il debito periferico. Le emissioni italiane di venerdì hanno rappresentano per il mercato "il primo segno delle misure sorprendenti adottate ieri dalla Banca centrale europea. Nello specifico il nuovo titolo marzo 2023 cedola 0,95% è stato assegnato per 4 miliardi al rendimento lordo di 0,79%, minimo da metà marzo 2015. Il tre anni ottobre 2018 è stato assegnato per 2 miliardi col rendimento che si è portato per la prima volta in negativo a -0,05%, nuovo minimo storico in calo da 0,11% dell'asta di metà febbraio. Il 15 anni marzo 2032 ha registrato un rendimento di 1,84%, minimo da metà aprile 2015, a fronte del 2,03% del precedente collocamento di metà gennaio. I tassi al netto delle commissioni per i tre titoli sono +0,01% per il 3 anni, 0,84% per il 7 anni e 1,86% per il 15 anni. Sul fronte macro, un segnale positivo arriva dalla produzione industriale italiana, che è cresce a gennaio oltre le attese dopo il netto calo di fine anno il che, secondo gli economisti, aprirebbe la strada a una seppur lieve accelerazione del Pil nel primo trimestre.