La banca centrale britannica ha lasciato il costo del denaro invariato al termine della riunione del proprio comitato di politica monetaria. In linea con le attese di mercato il programma di allentamento quantitativo rimane invariato a 375 miliardi di sterline al mese e il tasso di riferimento resta al minimo storico dello 0,50%, livello cui si trova ormai dal marzo 2009. La decisione è stata presa a maggioranza, come emerge dalle minute del meeting pubblicate: alla base c’è la constatazione della nuova discesa dei prezzi petroliferi a livello globale e la più lenta crescita dei salari a livello interno. Per quanto riguarda le previsioni sull’inflazione, la BoE afferma una crescita in linea con il trimestre precedente, con i salari e la produzione che restano i fattori cruciali alla base delle decisioni dell’Istituto. Tuttavia l’attenzione è focalizzata sulla prossima riunione della Fed che, qualora dovesse aumentare il costo del denaro, precisa la Bank of England, non arginerebbe i rischi per i mercati emergenti. La decisione della BoE non ha avuto un particolare impatto sul principale indice milanese, in quanto si è solamente consolidata l’aspettativa generale. L’obbligazionario italiano ha visto a metà seduta un rialzo dei Bot 12 mesi dal minimo storico segnato a metà novembre, pur rimanendo in territorio negativo; è il riflesso dell’allentamento della politica monetaria deciso la settimana scorsa dalla Bce che ha deluso le speranze degli investitori. Lo spread tra Btp e Bund decennali è salito leggermente a quota 97 punti base, mentre il cambio euro-dollaro mostra una lieve flessione a quota 1,0948. (riproduzione riservata)