Nell’apertura di settimana lo spread ha trattato in lieve calo a 131,201 punti base, rispetto ai 134,141 della chiusura di venerdì, con il rendimento dello Schatz ha aggiornato il suo minimo storico. Il costo di finanziamento del biennale tedesco è sceso infatti fino al -0,55% in scia alla pubblicazione dell'inflazione preliminare di febbraio dell'Eurozona che ha deluso le attese ed alimentato la speculazione su ulteriori misure di stimolo da parte della Bce nella riunione fissata per la prossima settimana. Il Vecchio Continente è tornato quindi in deflazione. Nel dettaglio infatti l'indice dei prezzi al consumo è calato dello 0,2% a livello annuale, in netto ribasso rispetto al +0,3% di gennaio e al di sotto delle attese del consenso. L’inflazione core (valore che non tiene conto dei beni che presentano una forte volatilità di prezzo: in particolare quelli dell'energia e quelli alimentari) e' inoltre scesa dall'1% allo 0,7% a/a, contro lo 0,9% previsto. Secondo il mercato questo fattore sembra essere "ancora più preoccupante per la Bce" in quanto è "un segnale del fatto che la debolezza dei prezzi si sta allargando a macchia d'olio". La situazione potrebbe addirittura peggiorare nei prossimi giorni, rendendo più probabile che la Bce agisca in maniera aggressiva nella riunione della prossima settimana; l’istituto di Francoforte potrà vagliare diverse opzioni come un’ulteriore taglio ai tassi sui depositi (forse di 20 pb) oppure l’aumento di acquisti mensili del QE da 60 a 80 mld di euro. (riproduzione riservata)