Innalzamento inevitabile dei differenziali core/periferici, nell’aperura di settimana da incubo per i listini azionari mondiali. Il mercato obbligazionario dei Paesi centrali dell’Eurozona ha registrato forti acquisti a metà seduta, ma si è poi riportato sui livelli di parità con il rendimento Bund decennale che ha chiuso allo 0,574%. Il secondario italiano ha retto bene in mattinata con il Btp che viaggiava sui livelli precedenti, e dopo l’apertura americana ha visto crescere i rendimenti di pochi punti percentuali: il tasso Btp quinquennale ha chiuso allo 0,90%, il decennale all’1,90%, e il trentennale al 2,88%. Il Bonos spagnolo decennale si è attestato in rialzo al 2,04%, per uno spread col titolo tedesco in ascesa a 147 pt, mentre il Btp/Bund rileva quota 133 pt. L’avversione al rischio degli investitori è stata propagata sia dai timori di una brusca frenata della crescita cinese, che dal suo potenziale impatto sulle prospettive di crescita globali, e si è riversata sui mercati azionari europei che sono sprofondati in negativo. I titoli di stato italiani hanno però tenuto abbastanza bene, supportati dal programma di quantitative easing della Banca centrale europea, che ha diffuso ulteriori sicurezze garantendo acquisti per circa 8 mld nell’anno prossimo, e se la situazione dovesse peggiorare, peraltro, gli importi potrebbero aumentare. Il cambio Eur/Usd ha registrato un incremento dell’1,7% all’apertura dei mercati d’oltreoceano, ma tratta ora stabile a 1,1615; inoltre da evidenziare il netto calo del Treasury a 10 anni, che ha toccato il minimo da maggio all’1,98%, ma che successivamente si è riportato sul 2,05%. (riproduzione riservata)