BusinessZucchetti, l’innovazione tecnologica per ridisegnare il futuro del fashion
Vanessa Manzione, business development manager della società, racconta l’azione di supporto offerta alle aziende del fashion retail con soluzioni digitali integrate, gestione dei contenuti e strategie omnicanale. Unendo efficienza e creatività per rispondere alle nuove esigenze dei consumatori sempre più esigenti e dinamici
La continua evoluzione del fashion retail necessita di strumenti che aiutino i brand a fare la differenza in un settore in cui velocità ed efficienza sono leve strategiche per la competitività e l’approccio ai mercati globali. Le soluzioni digitali integrate diventano sempre più necessarie per aiutare le aziende della moda a gestire tutti i processi organizzativi e gestionali del mondo del lifestyle. Oggi pensare a un retail «esclusivamente fisico» o «esclusivamente digitale» non è più aderente alle esigenze del mercato, parola di Vanessa Manzione, business development manager bu erp fashion in Zucchetti. Che oggi: «È una costellazione di aziende e software completamente dedicati alla digitalizzazione e alla copertura completa», sottolinea la manager. «Abbiamo un gruppo da 2 miliardi e 9.000 dipendenti, lavoriamo con 700.000 clienti e copriamo ogni aspetto, dal finance alla produzione, fino alla business intelligence e alla gestione del retail, che è un settore in rapido cambiamento».
«Il retail», spiega Manzione, «è il segmento che più rapidamente evolve per inseguire il consumatore, definito come un «bersaglio mobile». E qui la tecnologia assume un ruolo strategico: «Non bisogna vederla solo come software, ma come leva per realizzare le strategie aziendali. La tecnologia deve avere visione. Oggi non conta solo il capo fisico, ma anche l’oggetto digitale che lo arricchisce, la gestione dei contenuti e la capacità di veicolarli». Continua: «Ai consumatori è sempre difficile, le persone, mi viene da dire, affrontano fasi esistenziali, si devono adattare a nuovi equilibri, geo equilibri come dicevamo e quindi hanno bisogno che la moda li aiuti a interpretare, ad affrontare, quindi le aziende di moda devono da una parte intercettare questo, ma dall’altra devono avere strumenti, e la tecnologia deve avere un ruolo in questo, strumenti per poter arricchire i contenuti o arricchire l’idea».
Zucchetti sviluppa soluzioni integrate per la multicanalità, estendendo la vendita non solo ai grandi marketplace, ma anche a mercati più piccoli e internazionali, differenziando contenuti e strategie di prezzo. «Abbiamo creato funzionalità integrate nell’Erp, non app esterne, affinché tutti i reparti contribuiscano in maniera coerente. Il nostro obiettivo è che le aziende possano accendere o spegnere mercati con flessibilità, mantenendo competitività globale». Un esempio concreto è il Lifestyle omnichannel village, una community all’interno del gestionale che permette alle aziende di filtrare, conoscere e collaborare con canali internazionali, rompendo tabù e promuovendo nuove collaborazioni. In questo modo, la tecnologia supporta le aziende nella comprensione e nell’interpretazione delle nuove aspettative dei consumatori, influenzate da equilibri geopolitici e cambiamenti culturali. «La moda non interpreta solo la vita delle persone, ma la influenza. Per questo offriamo strumenti concreti, dalla gestione dei contenuti digitali alla multicanalità, fino a funzionalità legate all’intelligenza artificiale. L’Ai è un assistente, aiuta a creare immagini, arricchire descrizioni e taggare prodotti, ma serve sempre una testa pensante per valorizzare il messaggio».
Infine, Manzione sottolinea l’importanza dell’intervento umano, oltre al software: «È un buonissimo assistente, non pericoloso, perché, come forse diceva anche ieri Dolce (Alfonso, ndr), va bene che si producono anche troppi contenuti e molto standard. Poi ci vuole una testa pensante, emozionante, che li mette insieme».
E chiude con un’immagine, ispirata a Euripide, in cui la moda diventa strumento di resilienza e interpretazione della vita, sottolineando come tecnologia, contenuti e cultura si intreccino per aiutare le aziende a dialogare con consumatori sempre più dinamici e globali. «Ecco, questo secondo me racchiude la visione che oggi deve riprendere in mano la moda, perché alla fine la moda è uno strumento per affrontare la vita, è uno strumento di catarsi, è uno strumento che interpreta la vita. Ecco da dove si deve ripartire con una nuova visione della moda». (riproduzione riservata)