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Tra le veneri punk di Dilara

In un club fetish, sfilano costruzioni ricercate, abiti di capelli, di conchiglie e di pelle tatuata dal touch sensuale

di Tommaso Palazzi (Londra)
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Un look Dilara Findikoglu (ph Francesc Ten)
Un look Dilara Findikoglu (ph Francesc Ten)

«Se le donne vengono da Venere, allora torniamo a Venere». È uno dei tanti statement tra gender consciousness e Weltanschaung nella release di Dilara Findikoglu, che si è conquistata i riflettori del fashion system sin dalla sua collezione finale alla Central Saint Martins nel 2015. Lo show si svolge con un passo lento e instabile, più coreografia che camminata. Il set è nudo in una pista dell’Elektrowekz, locale gay che ospita il Roast, autoproclamato: «The beefiest night in London».

I look sono opere d’arte, con lavorazioni laser, piume e latex, bondage e costruzioni panier. Ma quando in backstage, MFF parla di couture, Dilara si risente: «Non mi sento couture. Tolto lo styling, questi sono i capi che una donna vuole indossare». L'effetto è wow con una varietà difficile da sintetizzare. «Less is never more», dice la creativa. Una cagoule fatta di chiavi di metallo diventa una sorta di elmo. «Le uscite bondage non sono una mortificazione, ma un'esaltazione del corpo femminile».

E allora vai con le scarpe coperte di spille da balia, le conchiglie appoggiate su tulle a fasciare i corpi seminudi. E poi le costruzioni un po’ Galliano e un po’ Alaïa. Per culminare in due abiti di capelli intrecciati ripresi dall’hairstyle da antologia.

Giudizio. Ultima uscita un abito in pelle, quasi da écorché, con tatuaggio rosso di un red dragon, come nel primo romanzo della saga di Hannibal Lecter. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 24/02/2025 19:20
Ultimo aggiornamento: 24/02/2025 19:20
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