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Nell’olimpo botanico di Dolce&Gabbana

Una schiera di dee e ninfe floreali popola il giardino magico immaginato da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che presentano l’Alta moda in Sicilia, a Radicepura, dove Francis Ford Coppola girò alcune scende de Il Padrino II. Davanti a un parterre di star, tra Christian Bale, Monica Bellucci e JLo che domani sera si esibirà live per la maison milanese

di Stefano Roncato (Taormina)
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Il finale della sfilata Dolce&Gabbana Alta moda (courtesy Dolce&Gabbana)
Il finale della sfilata Dolce&Gabbana Alta moda (courtesy Dolce&Gabbana)

Un giardino rigoglioso e magico, un segreto svelato da Dolce&Gabbana che hanno deciso di tornare a Taormina, la città siciliana dove per la prima volta nel 2012 aveva debuttato il mondo di Alta moda, Alta sartoria e Alta gioielleria della maison milanese. E per siglare il comeback nel luogo dove tutto è nato, la collezione haute couture è andata in scena in un secret garden alle porte della celebre località amata dalle star.

Si tratta del parco Radicepura a Giarre, dove brillano il Palazzo nobiliare e il Palmento, gioiello di archeologia industriale dove un tempo si pigiava l’uva dei vitigni coltivati all’ombra dell’Etna. Il profumo del mosto ne impregna ancora oggi le pareti di pietra lavica che affascinarono anche Francis Ford Coppola, visto che alcune scene del celeberrimo film Il Padrino - parte II sono state girate proprio all’interno di questa costruzione.

Un look Dolce&Gabbana Alta moda (courtesy Dolce&Gabbana)
Un look Dolce&Gabbana Alta moda (courtesy Dolce&Gabbana)

E quel mood cinematografico rimane, perché la collezione immagina da Domenico Dolce e Stefano Gabbana è un inno a un glamour botanico. Con un olimpo floreale popolato da dee e ninfe ricoperte di fiori. Fiori disegnati, fiori ricamati, fiori intagliati, fiori applicati 3D come delle porcellane. Tra tailleur e abiti con stratificazioni di tulle impalpabile, il pizzo seducente, croci iperpreziose per i monili aggrappati al collo, lunghe frange e robe manteau inizio secolo con disegni di putti, quegli angioletti che tornano nel tacco della scarpe e nelle collane.

Tutta la passerella-giardino è una tableau vivant, con le modelle che solo quando vengono chiamate per nome da una voce nel soundtrack iniziano a calcare la scena, tra pianoforti e alberi, specchi antichi e sedie gattopardesche. Il tutto davanti a un parterre dove spiccano star come Christian Bale, elegantissimo e magnetico come in American psycho e JLo stretta in un tubino dorato, la diva americana che domani sera si esibirà nell’evento finale in una special performance live su un palco costruito di fronte all’Isola bella di Taormina. E accanto a loro Monica Bellucci, che osserva i primi passi nella moda della figlia Leonie Cassell, che ha aperto lo show degli amici Domenico Dolce e Stefano Gabbana.

Un look Dolce&Gabbana Alta moda (courtesy Dolce&Gabbana)
Un look Dolce&Gabbana Alta moda (courtesy Dolce&Gabbana)

Giudizio. «Devotion becomes Alta moda». La voce fuori campo scandisce alcuni elementi-chiave dello show. La devozione che diventa haute couture, devozione come elemento sacro e come passione per la moda. Una collisione estetica che sublima il Dna che Domenico Dolce e Stefano Gabbana da sempre proteggono con orgoglio. Il Made in Italy, l’artigianalità, le proprie radici. Che in quelle cento uscite, quei cento look diventano ancora una volta un emblema di amore e la bellezza.

Alta gioielleria in chiave devozione siciliana

I chiostri del San Domenico palace si animano di monili preziosi che celebrano la cultura siciliana, l’eccellenza artigianale e l’idea del gioiello come opera d’arte da indossare. Perché la collezione di Alta gioielleria immaginata da Domenico Dolce e Stefano Gabbana è un inno a elementi del Dna della maison abbinata a una grande ricerca gemmologica.

Una parure Dolce&Gabbana Alta gioielleria (courtesy Dolce&Gabbana)
Una parure Dolce&Gabbana Alta gioielleria (courtesy Dolce&Gabbana)

Tutto ruota attorno al tema della devozione, attraverso riferimenti al mare, ai giardini, alla maiolica, al carretto, alle tradizioni popolari, ai simboli religiosi e all’architettura dell’isola. Devozione anche perché prima di diventare uno degli hotel più iconici del Mediterraneo, il San Domenico era un convento domenicano, uno spazio di silenzio, contemplazione e conforto spirituale. Che ha accolto circa 120 creazioni, 80 delle quali nuove e una quarantina a raccontare il percorso fatto fino a oggi.

E tra le novità, l’utilizzo del titanio, le strutture alleggerite, i volumi bilanciati e le sofisticate architetture interne permettono di combinare effetto scenico e portabilità. Con una grande attenzione ai dettagli che si raccontano tra smalti, pittura a mano, pavé, filigrana e lavorazioni in miniatura e trafori. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 15/07/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 15/07/2026 19:00
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