TrendBalenciaga reloaded
Pierpaolo Piccioli debutta nella couture della maison di Kering tra silhouette alleggerite o sagomate grazie a un processo di scansione del corpo, volumi scultorei e studiato uso del colore. «Ho invitato gli atelier a sovvertire le regole, a sperimentare», spiega lo stilista, che esce a fine show con tutti i suoi sarti

Il cortile assolato della Cité universitaire di Parigi si riempie di folla in attesa dell’arrivo delle celebrities per assistere al debutto couture di Balenciaga by Pierpaolo Piccioli. Demi Moore, Naomi Watts e Teyana Taylor si fanno strada sulla passerella circolare che si apre nel cortile sormontato dalla grande scalinata dell’edificio sotto la canicule di mezzogiorno. Un set scenografico per amplificare il peso di questa prima prova, che vuole rappresentare una svolta per la maison di Kering. «È stato un viaggio emozionante per me», racconta il designer in una preview con la stampa il giorno prima dello show, «un processo lungo, soprattutto di conoscenza reciproca tra me e gli atelier, un viaggio iniziato a ottobre».

Una sfida che Piccioli abbraccia con lo spirito di chi non vuole ridursi a un omaggio al founder, Cristóbal Balenciaga, ma che nasce dal dialogo tra gli archivi, Piccioli stesso e i laboratoratori di sartoria, sfidati a sperimentare, come quando l’atelier flou è stato incaricato di realizzare un cappotto e quello sartoriale a ibridare una giacca con un abito. Il risultato vuole essere una sorpresa rispetto al già visto. «Non sono arrivato qui volendo ripetere quello che ho già fatto, non mi interessa. Mi piaceva di più sperimentare, fare cose nuove», prosegue il designer.
Tutto così è alleggerito, svuotato per sembrare quasi senza struttura, i gown volano coperti di piumaggi, veri o finti, i coat sono calibrati sul corpo perché scansionati su di esso con una tecnica mai usata in precedenza, i volumi si gonfiano per lasciare passare l’aria e il colore diventa elemento stesso del racconto. La tecnologia è un altro aspetto non immediatamente visibile ma fondamentale. È stata sviluppata in esclusiva una forma di scansione tridimensionale del corpo, che potrà essere replicata sulle clienti, per creare coat sagomati ma sospesi e la sperimentazione di nuovi materiali come l’amsilk, un’alternativa alla seta frutto della bioingegneria.

I volumi sono un’altra chiave di lettura. Un gown è frutto della sovrapposizione di tre strutture, organza, gazarre e piume di satin. I fiori perdono la loro connotazione romantica per invadere gli abiti, nuvole di tessuto costruiscono sculture in dialogo con il corpo. I riferimenti al fondatore ci sono ma assumono un peso diverso perché rimaneggiati tra citazioni alla pittura spagnola barocca, riferimenti monastici e richiami ai costumi baschi.

Giudizio. «Cristóbal Balenciaga è sempre stato il mio modello. Per me è un onore essere qui, un sogno che si avvera», sottolinea Pierpaolo Piccioli, ammettendo di essersi sempre rifatto al grande couturier durante la sua carriera. E innegabile è ritrovare elementi del passato del designer in questa collezione, come in una sorta di déjà vu. Ma la volontà di guardare avanti c’è e la scelta di uscire indossando il camice insieme agli ai sarti non è casuale. È un segno di rispetto verso tutto il team, con l’impegno dello stilista a integrarsi in questa nuova dimensione all’interno della maison di Kering. Che dovrà costruirsi passo dopo passo. (riproduzione riservata)
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