TrendLa prima couture di Fendi by Chiuri sfila a Roma tra rigore e sensualità
Silhouette minimali, trasparenze e linee precise per il debutto della designer nell’alta moda della maison di Lvmh, presentata alla Galleria nazionale di arte moderna. Tra lavorazioni leggere di velli, cappe interscambiabili tra uomo e donna, kimono e abiti impalpabili di pizzo. «Ho messo in dialogo gli atelier», spiega

Un luogo, una mostra, un dialogo sempre vivo con la storia della maison. Il debutto di Maria Grazia Chiuri per la couture di Fendi prende forma a Roma, alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, che nel 1985 ospitò la mostra «Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld», oggi replicata fedelmente nello spazio espositivo e visitabile fino al 25 ottobre.
Tra le sue sale, celebrities e attori come Sarah Jessica Parker, Jessica Alba, Monica Bellucci, Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino, regista di uno short film che ha preceduto lo show, Alice Rohrwacher e Pietro Castellitto si sono ritrovate per assistere al défilé, concepito come ulteriore tassello del percorso di costruzione dell’universo Fendi by Chiuri.
«Un progetto», come ama definirlo la designer della maison di Lvmh, nel quale l’artigianalità è protagonista come strumento attraverso il quale valorizzare e nobilitare la materia. «In Fendi è un aspetto centrale», sottolinea Chiuri in una preview a poche ore dallo show. Che prende forma tra rigore e sensualità. Più per sottrazione che per aggiunta con due colori essenziali, il nero e un bianco pergamena che evoca i marmi romani, e silhouette che evolvono dalla forma geometrica del kimono per giacche e soprabiti.

Tutto è alleggerito. Le linee sono fluide e scivolano sul corpo e anche la pelliccia, protagonista di un processo di valorizzazione nel segno del riuso del già esistente, viene svuotata, lavorata come un tessuto per creare preziose cappe tra frange e intrecci. Tulle e chiffon si mescolano a cashmere e velli per gli abiti sottoveste. Losanghe e volute labirintiche evocano le geometrie care a Lagerfeld, riferimenti al modernismo e alla secessione viennese.
Il tulle è struttura anche di mantelli percorsi da arabeschi che diventano piume, foglie e fiori. I capospalla e anche la pelliccia sono concepiti per costruire un guardaroba condiviso tra uomo e donna. Nello spirito del dialogo che Chiuri ha voluto costruire anche tra gli atelier.

«Mi piaceva l’idea di creare un ponte tra le diverse dimensioni del marchio, la pelletteria, la pellicceria e i tessuti nel segno dell’artigianalità», ha concluso il direttore creativo. «Perché la storia di Fendi nasce proprio dalla pelletteria, dall’idea di manipolazione dei materiali».
Giudizio. Maria Grazia Chiuri lavora per sottrazione, guardando all’essenziale nell’uso del colore, alleggerendo all’estremo, ripulendo le silhouette. Questa è la sua formula per la couture di Fendi. Andare dritta all’essenza della materia per valorizzare il saper fare e l’artigianato. Come un omaggio al suo background, a quegli atelier dove lei stessa si è formata e che oggi l’hanno riaccolta.

Due mostre per celebrare l’heritage del marchio
Fendi si racconta con due mostre romane, inaugurate in occasione dello show couture. Da un lato, la replica dell’exhibition del 1985 alla Galleria di arte moderna e contemporanea «Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld» che vede aggiunto il termine «After». Riproposizione, il più fedele possibile, della mostra originale che celebrava i vent’anni di collaborazione tra Karl Lagerfeld e le sorelle Fendi, una delle prime dedicate a un brand di moda a entrare in un museo in Italia. Al centro lo studio della pelliccia, dall’ideazione alla progettazione fino alla produzione.
Dall’altra, l’exhibition dedicata ai dieci anni della couture della maison di Lvmh «Una favola del futuro» a Palazzo della civiltà italiana. Una selezione degli abiti ideati dai direttori creativi che si sono succeduti, Lagerfeld, Silvia Venturini Fendi e Kim Jones, accostati in maniera non cronologica per favorire un dialogo tra le loro creazioni. (riproduzione riservata)