TrendTra le uniformi artsy viste da Shinyakozuka a Pitti uomo
La divisa è il punto di partenza per il designer di Tokyo, che debutta a Pitti uomo con una sfilata. «Sa mettere in risalto la personalità di chi la indossa», spiega a MFF
Un guanto bianco, spaiato, è l’invito alla sfilata con cui Shinyakozuka debutta a Pitti uomo. È la metafora di un’intuizione, spiega l’omonimo designer giapponese, che ha dato il la allo sviluppo della collezione fall-winter 2026/27, presentata nel contesto del salone fiorentino con il supporto della Tokyo fashion week. «Nelle lunghe camminate, che spesso sono all’origine del mio processo creativo, mi sono chiesto come mai capiti sempre di trovare uno e un solo guanto sulla strada. Dove cerca di fare ritorno?», racconta Shinya Kozuka. «Così ho pensato che i luoghi a cui torniamo sempre sono il cuore o la famiglia, e ho realizzato che, alla fine, quel singolo guanto non cerca di tornare a nessuno. Perché forse è già come una casa o un faro per qualcuno».
Sulla scorta di questa epifania si costruisce lo show, il primo all’estero per il designer di Tokyo, che a MFF confida di volerne fare uno ogni stagione, facendo di Pitti un trampolino di lancio «per far conoscere il brand, che nel 2025 ha compiuto dieci anni, alle persone di tutto il mondo». In pedana il concetto di uniforme, punto di partenza per il creativo, viene sviluppato con una chiave artistica espressa dai disegni stilizzati che caratterizzano l’estetica del brand. Contrariamente a quanto sarebbe logico pensare, la scelta della divisa come archetipo creativo non rappresenta qui una tendenza all’omologazione, quanto la propensione a manifestare la propria unicità. «Per me è il mezzo migliore per mettere in risalto la personalità di chi la indossa», sottolinea Kozuka.
Se la finta neve del set, il layering e la presenza di tessuti tipici invernali, dalle lane agli imbottiti, affiancati a denim e felperia, non lascia dubbi sulla stagione, è quasi impossibile individuare riferimenti alla cultura pop e anime spesso saccheggiata dai brand nipponici. Qui, al contrario, si respira una dimensione più intima e personale, e infatti il designer spiega di farsi guidare dal proprio vissuto nello sviluppo dei capi, invece di attingere a influenze esterne. Da Dickies a Reebook, Nanga e Anonymous ism, la collezione si fregia di ben sei collaborazioni che portano un tocco più appealing per il mercato internazionale. «Al momento l’Asia rappresenta gran parte della nostra distribuzione, ma vorrei espandermi maggiormente in Europa, Nord America e Oceania», spiega Kozuka.
Giudizio. Shinya Kozuka mette molto di sé nei pezzi che crea, e non è un modo di dire. Sarà perché su molti capi campeggiano i suoi disegni, o perché nel raccontare il progetto c’è la timidezza di chi non vuole rivelare troppo di qualcosa a cui tiene. Ma gli abiti parlano, in passerella, e riescono ad emozionare. (riproduzione riservata)
- Qual è il significato metaforico del guanto spaiato per Shinya Kozuka?
- In che modo l'idea di "uniforme" viene reinterpretata dal designer per valorizzare la personalità?
- Quali mercati internazionali Shinya Kozuka mira a raggiungere con questa nuova collezione?