TrendTra le geometrie di Comme des garçons
Rei Kawakubo rilegge i classici del tailoring con forme che evocano l’opera di Lee Bontecou Tra silhouette esagerate e volumi deformanti
La location scelta da Comme des garçons è la stessa dello show di Junya Watanabe, solo un piano sopra. Il mood è sempre quello di un cantiere, ma stavolta con le luci ben accese anche prima del défilé. In prima fila c’è la stilista Simone Rocha, che arriva per ultima, appena prima dell’avvio dello show. La sfilata si apre sul sound di un coro femminile a cappella che farà da fil rouge fino alla fine. Il tono è chiaro fin dal primo outfit, un abito lungo gessato costruito come un new look à la Dior, ma trasformato con giochi di volumi che evocano le opere della scultrice americana Lee Bontecou. Ecco allora tronchi di cono e veri rollercoaster che deformano e nascondono il corpo sottostante come in un trattato di geometria non euclidea.
Chi conosce la storia della founder, Rei Kawakubo (nata nel 1942 e con esordio a Parigi nel 1981) ricorda forse il processo avviato con la collezione del 1997, «Body meets dress, dress meets body». Già 30 anni fa, gli outfit rivedevano l’architettura del vestito e venivano imbottiti per analizzare lo spazio intercorso tra il corpo e l’abito. Un vero e proprio pugno in faccia al fashion system che dimostrava la passione per la sperimentazione della designer giapponese. Lo show prosegue con sovrapposizioni e quasi iterazioni di abiti in velluto, gigantografie di tulle plissé e contrasti di gonne pannier sotto bustini con maniche e dorsi di giacche in eccesso. Ogni look è concluso da cappelli, pure costruiti per moltiplicazione. Mentre l’hairstyle prevede ciocche mescolate con gel o extension dall’effetto fake, come in manga o anime 3D.
Giudizio. Rei Kawakubo resta un’icona che ha cambiato la storia della moda. Assistere a un suo show significa entrare a far parte di una ricerca che ha coinvolto nomi da Merce Cunningham a Cindy Sherman. E resta tuttora un punto di riferimento.(riproduzione riservata)