TrendI quadri à porter immaginati da Erdem
Lo stilista collabora con la pittrice Kaye Donachie, per outfit con patch che richiedono fino a 200 layer di tessuto
Nel finale le modelle salgono lo scalone disegnato da Norman Foster attorno alla Biblioteca Panizziana, con lo sfondo di un timpano neo-greco. Uno dei momenti magici dello show di Erdem nella great court del British museum. «Questo luogo per me è molto più di un’istituzione culturale. È l’insieme di immagini più potente che conosca. E il direttore Nick Cullinab è un grande talento. Sta facendo un lavoro eccezionale», spiega rispondendo a MFF con il moodboard piazzato sotto la testa colossale di un faraone.
«Da anni volevo collaborare con Kaye Donachie, artista che conosco dai tempi del Royal college of arts. E alla quale ho chiesto di ritrarre mia madre, mancata quando ero ragazzo». Erdem fu colpito dal metodo di Donachie di dipingere con licenza poetica per registrare un personaggio del passato. I suoi ritratti non sono rappresentazioni letterali, ma astrazioni e stati d’animo, basati sulla ricerca e sull’istinto.
Così, la collezione è formata da silhouette femminili archetipiche contro le quali si giustappone e si amplifica l’etereità delle opere e la loro tavolozza evocativa. Ritratti ricostruiti in un patchwork di tessuti (fino a 200) concludono lo show, dove spiccano fiori ricamati con fili pendenti, borse con il manico scultura in metallo a forma di tulipano e grandi ruffles così come modelli che rileggono la storia del costume tra new look ed Edwardian heritage. Ombre e anime catturate in dipinti che l'artista descrive come «note nel tempo».
Giudizio. Uno show colto per un designer colto. Tra le vette di questa stagione londinese. (riproduzione riservata)