TrendThe new Dior
Da Sabrina Carpenter a Rihanna fino agli stilisti Donatella Versace, Silvia Venturini Fendi, Jacquemus e Pierpaolo Piccioli. Un parterre d’eccezione applaude il debutto di Jonathan Anderson alla guida della maison di Lvmh, hot ticket di stagione. «Io e Delphine Arnault abbiamo una sfida. Alzare il livello», spiega
«Mai avrei pensato di essere qui cinque anni fa. E invece eccomi. Se ho dormito stanotte? No, c’è stata una prova alle 3 del mattino, ma ci siamo, mi sento bene». Jonathan Anderson sorride, ha voglia di parlare, di raccontare questi quattro mesi in cui è preparato a un debutto importante, anzi fondamentale, la sua prima sfilata da Dior che avviene con il menswear. Accoglie con il suo consueto sorriso poche ore prima dello show che segna la sua entrata nel ruolo come mente creativa di tutte le collezioni della maison di Lvmh, per la prima volta riunite in un unico pivot artistico dall’epoca dello stesso Monsiuer Dior. La sfilata è un hot ticket di stagione, anticipato da un tam tam mediatico e applaudita da un parterre d’eccezione da Sabrina Carpenter a Rihanna da Daniel Craig a Roger Federer, passando per gli stilisti Donatella Versace, Silvia Venturini Fendi, Pierpaolo Piccioli, Simone Porte Jacquemus, Stefano Pilati e Jack McCollough e Lazaro Hernandez solo per citarne alcuni, oltre alla famiglia Arnault al completo.
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I social media hanno snocciolato elementi come le polaroid di Andy Warhol con Basquiat e Lee Radziwll, trasformate in campagna adv anche sui cartelloni di Parigi. Ecco il video di Mbappé che svela i primi look uomo, le tote disegnata da Maria Grazia Chiuri ora decorata con le scritte di Dracula di Bram Stoker. E poi si arriva a quel wall dietro le quinte dove vengono svelati altri elementi-chiave di questa scolta che ha un grande sapore artistico. Dalle immagini della Gemäldegalerie, galleria di Berlino che viene citata come emblema per il setting si a dipinti di Jean Siméon Chardin, uno dei quali è appeso in sala dopo essere stato prestato dal Louvre. Passando per elementi iconici come gli abiti couture The Delft, Caprice e La Cigale. «Negli ultimi quattro mesi, questo è stato il mio PhD su Christian Dior», ha continuato Anderson che non ha paura di guardare indietro pensando avanti, guarda a quanto fatto anche da Marc Bohan, Raf Simons, Hedi Slimane tanto per citarne alcuni.

«Parliamo della maison non ci deve essere il problema di owernship di uno stilista. Dior è ovunque, sui cartelloni, su Rihanna, è qualcosa di più grande di me. Non stiamo più nei primi anni 2000, i brand ora sono giganteschi. E mi piace la sfida. Nella costrizione trovi la sfida e la novità». E la mano del designer nordirlandese si legge con la sua fluidità fin dalla prima uscita, da studiare dalla testa ai piedi. Ricordi della giacca Bar come tradizione, i grandi shorts couture come affetti da gigantismo sono l’evoluzione, per arrivare alla sperimentazione con materiali nuovi rispetto al passato. Le silhouette si allunga con cappotti-cappe, con bluse super long, con sciarpe che pendono su un lato. Ma ecco che spuntano denim e capospalla super tailored, trench mutanti con volute e pantaloni morbidi dalle forme ampie e generose. E da sotto una giacca spuntano marsine militari di un mondo napoleonico. «È una gang of boys. Per me è molto importante non chiudermi in una scatola fin dall’inizio».
Giudizio. «Questo è il punto di partenza. Voglio fare una serie di cinque show, ognuno dei quali mostrerà aspetti diversi del brand. Alcuni contraddiranno, altri andranno nella stessa direzione, altri saranno completamente radicali». La missione di Anderson è iniziata. I codici della maison si stanno fondendo con la sua mano di designer, lo styling è sofisticato e attento. Si aspetta la prova del fuoco con la donna per vedere se il new look sarà davvero new. (riproduzione riservata)