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The new chic di Balenciaga

Standing ovation per il debutto di Pierpaolo Piccioli alla guida creativa della maison del gruppo Kering, dove ha riportato una vena di eleganza e di visione couture guardando al suo Dna, da Cristóbal a Demna. Nel front row Giancarlo Giammetti e Meghan Markle

di Stefano Roncato (Parigi)
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Una proposta Balenciaga primavera-estate 2026 (Francesc Ten/MFF)
Una proposta Balenciaga primavera-estate 2026 (Francesc Ten/MFF)

«Sono emozionato di essere qui, sono davvero orgoglioso di lui». A parlare è Giancarlo Giammetti, socio storico di Valentino, tra gli ospiti giunti per salutare il debutto di Pierpaolo Piccioli da Balenciaga, che non ha tradito le aspettative. Il designer romano ha infatti riportato nella fashion house del gruppo Kering una vena di eleganza e di attenzione couture guardando al Dna della maison. Al lavoro di Cristóbal Balenciaga, ma anche agli altri talenti che si erano alternati alla guida creativa del marchio come Nicolas Ghesquière o Demna.

«Ovviamente non è che quando sono arrivato non sono andato a vedere gli archivi, anche se io li conoscevo già bene», ha spiegato a MFF lo stesso Pierpaolo Piccioli. «Questa sfilata non rappresenta solo un omaggio a Cristóbal ma volevo essere rilevante oggi». Occhiali a mega mascherina come insetti alla Demna, le iconiche borse City, nate nell’era di Ghesquière, che per la prima volta vanno in passerella, i tagli a cerchio che lasciano scoperta la schiena e le citazioni agli abiti a sacco che irrompono in passerella. Con la sensualità del nero leather e di top croppati portati con gonne a strascico.

«Di solito, quando si parla di bellezza, è sempre un po’ staccata dalla realtà. Volevo applicare quest'idea della bellezza anche a delle cose più reali, riconciliando la strada con la couture», ha continuato Piccioli che nel soundtrack ha scelto Can’t take my eyes off you in una versione remixata molto sensuale e raffinata, come tutta la sfilata che ha visto silhouette molto allungate, issate su infradito con platform che ricordano delle calzature delle geishe giapponesi. Ma il loro passo è più sicuro in quei pant grafici con bomber balloon e piccola cintura con una B, ultimo baluardo rimasto del mondo logo che aveva imperversato nella precedente era creativa. Qui il logo è l’uso del colore e di inganni couture, come quelle strisce effetto piume ricavate da lastre per paillettes.

Giudizio. Chic, nella sua accezione più ampia e azzeccata. Con un obiettivo chiaro in mente. Perché se è vero che Piccioli ha rispettato il Dna della maison e i suoi creativi, da monsiuer Cristóbal in poi, è anche vero che la mano di eleganza raffinata dello stilista romano si vede essere in primo piano. Si sente la sua esperienza da atelier da Valentino ma si legge anche qualche traccia di una femminilità più sensuale in quei look che mixano couture e tracce androgine, creando una bella sorpresa. E non sorprende neanche quello tsunami glamour che è arrivato allo show in occasione del debutto di Piccioli, con un viso come quello di Meghan Markle che non si vede esattamente in tante passerelle. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 06/10/2025 19:00
Ultimo aggiornamento: 06/10/2025 19:00
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