TrendSurfing style per Louis Vuitton
Un’onda anomala nel mega allestimento da set cinematografico immaginato da Pharrell Williams, che tratteggia dandy acquatici con le loro tavole molto Un mercoledì da leoni e Point break. Tra denim all over, pellami esotici, doppiopetto indossati assieme a cappellini da baseball e fitti ricami marini

Il suono è familiare, un rumore fragoroso. Un muro d’acqua come un’onda gigante si piega, si chiude sulla passerella creata come una spiaggia. Con l’effetto dei modelli che escono da una green room, come si chiama in gergo, quella galleria di mare che solo i surfisti esperti di Louis Vuitton riescono ad attraversare. Non si tratta di Malibù o di qualche località in a Bali o in Australia, ma un giardino della Cité internationale iniversitaire de Paris, nel cuore della capitale francese, trasformato in una scena di Un mercoledì da leoni o di Point break. Perché la maison del gruppo Lvmh ha costruito un allestimento come un set cinematografico seguendo con un’ispirazione precisa firmata Pharrell Williams, mente creativa dell’uomo per la maison degli Arnault.

Il surf. Il sole, il mare, la sabbia che si calpesta appena si varca la soglia della location, quella sabbia che si appoggia sulle scarpe da ginnastica allacciate che ricordano le Vans. Tutto accompagnato da una solida base musicale, vista l’anima del designer, che culmina con Bando di Angélique Kidjo, insieme allo stesso Pharrell Williams e Quavo, presentato da L’Orchestre du Pont Neuf. Un soundtrack che ha accolto una prima fila che accanto alla famiglia Arnault vedeva nomi come Jeremy Allen White, Missy Elliott, il cestista francese Victor Wembanyama, Bambam, Sho Hirano e Jackson Wang e praticamente ai tutti i cantanti della hit list musicale proveniente dall’Asia, capitanata dalle star del K pop. Che hanno visto mute tecniche ma completamente monogrammate per essere sempre fashion anche nell’oceano e tavole da surf portate sottobraccia come fuori da un parcheggio di Venice beach. Dove avviene una collisione tra tessuti reloaded e materiali iper classici, tra super lusso e dettagli street.

Denim all over, invecchiato, vissuto con simboli e ricami che richiamano elementi maison in chiave ipercolorata e completi da nuovo dandy, che al doppio petto mixa sempre ginniche e cappellino da baseball personalizzato. Passando per biciclette dalla chiara anima sportiva a bauli per proseguire il tema del viaggio sempre caro al marchio. Spaziando tra shorts e bermuda da skater indossati con un capospalla importanti, come i montgomery in tinte naturali o bomber in pellami esotici. E nonostante il caldo torrido che piega Parigi, arrivano piumini chiusi per le serate immaginate nei falò sulla spiaggia dove ci si rinfresca con fantasie di palme disegnate e ricamate che non possono mancare nello zaino di un perfetto turista. Fino a embroidery d’ispirazione marina, con mini conchiglie a disegnare percorsi geometrici.
Ispirandosi alla collezione, Louis Vuitton sostiene Coral gardeners come parte del suo progetto di sostenibilità Regeneration 2030, per promuovere gli sforzi di ripristino delle barriere coralline nella Polinesia francese. L’iniziativa supporterà l’impianto di 1.000 coralli nel sito di Tiaia e aiuterà a ripristinare 250 metri quadrati di habitat della barriera corallina nel 2026.

Giudizio. Lo show è potente, regala un imprinting indimenticabile con quell’onda che è pronta a scatenarsi. Ed è sicuramente una parte irrinunciabile del progetto. La collezione è ricca e va in diverse direzioni, a volte va troppo al largo ma ritrova la sua direzione proprio nell’essere parte di una visione in cui la moda si lega all’experience. Un fashion-entertainment. (riproduzione riservata)
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