TrendSpanish drama per Louis Vuitton
Nicolas Ghesquière sceglie di sfilare al Park Güell in omaggio a quella Barcellona, dove ad agosto inizierà la America’s cup di cui il brand di Lvmh sarà partner. «Ci sono le immagini di quella che è la cultura spagnola. Un po’ di Goya e Velázquez, i mosaici che sono ispirati all’estetica di Gaudí e i colori di Ricardo Bofill»

Una new wave iberica, al ritmo di un soundtrack tra anni 80 e musica classica, con un collisione sonora. Quella Madame Butterfly firmata di Malcolm McLaren che accompagna il passo della collezione cruise 2025 firmata Louis Vuitton. Si animano le onde nel celebre Park Güell di Barcellona, completato da Antoni Gaudì nel 1914 e poi dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Mosaici e dettagli art nouveau abbracciano quelle silhouette architettoniche esaltate da gesti dramatic. Un cappello a tesa larga, da cerimonia reale. Occhi nascosti dietro gli occhiali da sole specchiati e cangianti. Labbra disegnate da un rosso sangue come in un dipinto. «Sono come un turista. Mi faccio influenzare dal luogo, l’anno scorso era l’Italia ora è la Spagna», ha spiegato a MFF Nicolas Ghesquière, mente creativa della donna di Louis Vuitton. «L’idea è nata perché Pietro Beccari mi ha detto che con Louis Vuitton saremmo stati partner dell’America’s cup che inizierà ad agosto e che sarà a Barcellona e io gli ho detto: “So esattamente dove sogno di sfilare”. La collezione cruise è sempre un diario di viaggio. Nella mia mente c’erano cose che pensavo della Spagna, la grandezza, il drama, un certo rigore, la tradizione e allo stesso tempo la stravaganza, la follia della cultura spagnola e quindi ho pensato che questi elementi fossero di grande ispirazione».

Pizzi, volant e ruche, tulle e pois e citazioni all’infanta di Spagna. Poi l’edonismo di cappelli couture e capospalla avvolgenti tra sospiri equestri, frange e drappeggi scultorei come tende di un teatro. «Ci sono le immagini di quella che è la cultura spagnola. Un po’ di Goya e Velázquez, i mosaici ispirati all’estetica di Gaudí e i colori di Ricardo Bofill che per me negli anni è stato fonte di ispirazione», ha proseguito lo stilista della donna della maison di Lvmh. Che aumenta il volume strada facendo, sulla via di un modernismo chiamato a gran voce dal luogo stesso dello show. Dalle linee più pulite iniziali si passa a giochi di volumi e contrapposizioni tra ricami, bling bling, bolerini e gonne a palloncino, fino a plissettature che sembrano dei bassorilievi.
Giudizio. «La mia idea di lusso è la creazione in sé, non è un oggetto da esporre, non è necessario mostrare i vestiti, è qualcosa che secondo me dovrebbe prendere valore con il tempo, cui ci si affeziona». E il viaggio estetico intrapreso da Nicolas Ghesquière rimane molto fedele a se stesso, non si tradisce da solo. Crea una dimensione vestimentaria che si vuole distinguere senza timori. Una dimensione sospesa. Difficile, assurda, ipnotica, bellissima. (riproduzione riserva)