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Sara Giusti (Intesa Sanpaolo): «La qualità mette al riparo le società italiane dai dazi»

L’economista del research department dell’istituto, ospite al MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025, ha sottolineato come la complessità delle produzioni tricolore renda il lusso meno sensibile agli effetti delle politiche commerciali. Focus su filiera, formazione e valorizzazione del capitale umano. Nel 2024 l’export ha realizzato 63 miliardi di euro

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Sara Giusti al Milano Fashion Global Summit 2025 (ph Federica Camurati)
Sara Giusti al Milano Fashion Global Summit 2025 (ph Federica Camurati)

Quali elementi mettono al riparo le imprese italiane dai dazi? «Senza dubbio, la qualità». Parola di Sara Giusti, economista del research department di Intesa Sanpaolo, ospite alla prima giornata del MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025. Dal palco della 24ª edizione dell’annuale convegno di Class Editori, l’esperta dell’istituto ha tracciato una panoramica sulla filiera italiana, facendo il punto sull’andamento del settore con i dati congiunturali più aggiornati a livello di fatturato, export e domanda interna e illustrando in particolare il ruolo degli Stati Uniti, «uno dei partner principali del nostro sistema moda assieme a Paesi come Germania e Francia».

Le esportazioni verso il mercato a stelle e strisce nel 2024 sono state pari al 10%, valore che sale al 12% per quanto riguarda le calzature. «Nel primo semestre abbiamo rilevato una crescita dell’export maturata in entrambi i trimestri, frutto di una possibile risposta anche in termini di anticipo di consegne per effetto dell’incertezza dell’evoluzione della politica commerciale americana», ha precisato l’economista. A mettere le imprese italiane al riparo dai dazi, ha sottolineato Giusti, è in primo luogo la qualità della manifattura, «che rende le nostre produzioni di difficile riproduzione». Il lusso resta dunque meno sensibile agli effetti delle politiche commerciali attuali, «mentre altre realtà del sistema moda, come per esempio lo sportswear, che hanno catene globali del valore più legate alla produzione all’estero, magari alla Cina, fanno più fatica in questo momento», ha precisato.

L’esperta ha poi fatto un riepilogo dei principali indicatori congiunturali. Nel 2024 l’indice del fatturato del tessile, abbigliamento e filiera della pelle ha mostrato un calo del 9% e nei primi sette mesi del 2025, anche se di entità minore, si conferma una riduzione del 4%. Si tratta di una situazione diffusa anche a livello europeo, con una flessione del fatturato presente nel 2025 anche per Francia, Spagna e Germania. «Se consideriamo i dati della produzione, la contrazione italiana è più severa e mostra nel periodo gennaio-agosto un calo del 9%, a dimostrazione di come l’andamento delle politiche di prezzo stia influenzando il settore», ha sottolineato Giusti. Malgrado queste complessità, il sistema moda trcolore si conferma al primo posto nei Paesi Ue per esportazioni e nel 2024 ha realizzato circa 63 miliardi di euro di vendite all’estero, circa il 20% del totale europeo.

Un ulteriore elemento che conferma la competitività dei settori del sistema moda italiano è la capacità di generare un avanzo commerciale con esportazioni superiori alle importazioni. «Per l’Italia nel 2024 il saldo è stato positivo e pari a circa 25 miliardi, fenomeno che non si verifica per Francia, Spagna e Germania che invece scontano dei disavanzi», ha ricordato l’esperta di Intesa Sanpaolo. «Si pensi che nel 2008 il saldo era pari a 16 miliardi di euro. Questo rafforzamento è stato possibile grazie al buon posizionamento nell’alto di gamma, con una quota di mercato dal 7% totale al 13% per la fascia alta». A proposito della filiera, la sua tenuta è cruciale per mantenere elevate la qualità e la sostenibilità attraverso legami di prossimità e relazioni che assumono carattere di strategicità.

Infine, un altro tema chiave discusso da Giusti durante il suo intervento ha riguardato la necessità di sostenere la qualità valorizzando il capitale umano, preservando le competenze e il saper fare. «Oggi il 23% degli occupati si colloca nella fascia di età tra 55 e 74 anni. Il tema del passaggio generazionale e della salvaguardia delle competenze è fondamentale e le imprese sono tenute a lavorare su elementi che permettano di attrarre e trattenere personale», ha affermato. «Sicuramente strumenti come formazione, percorsi formativi interni e politiche di welfare diventano elementi che poi permettono di attrarre personale e portare avanti un passaggio di competenze che è poi l’elemento chiave. Ci vorrebbe una maggiore sensibilizzazione per far conoscere le realtà più piccole e a livello territoriale. Chi già lo sta facendo sta avendo buoni risultati, ma forse non ancora sufficienti per soddisfare una domanda che sarà sempre maggiore», ha concluso. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 21/10/2025 16:41
Ultimo aggiornamento: 21/10/2025 19:02
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