TrendLa decadence di Pierre-Louis Mascia
Lo stilista inaugura la Milano fashion week con una collezione ispirata al film Bright star di Jane Champion dedicato a John Keats. Tra velluti opulenti per kimono, pizzi di tulle e sete stampate. «Questa città è la mia seconda casa», dice a MFF il designer
Camminano con una candela in mano per orientarsi nell’oscurità. Quella della sala ma anche quella di un mondo languidamente melanconico. I ragazzi immaginati da Pierre-Louis Mascia sono degli eroi di poesie romantiche che mescolano citazioni al rinascimento italiano con grafiche di vinili della cultura rock. Alto e basso, strada e palcoscenico si intersecano sulla passerella della prima sfilata milanese del marchio.«Parte tutto da un film di Jane Champion, Bright star, che evoca la vita di John Keats», spiega l’omonimo designer, «un racconto di sensibilità e fragilità. Milano? Per me è una seconda casa ma non so se continuerò a sfilare qui. Mi piacerebbe ma fermarsi in un solo luogo limita la creatività dal mio punto di vista».
Una dimensione che non conosce confini per il creativo francese, intento a esplorare con la sua mano la fragilità umana e l’arte in tutte le sue forme di espressione. Come la musica composta per l’occasione da Thomas Zaï–Gillot, sotto la direzione artistica dello studio Irréel, in un gioco di riferimenti tra classico e contemporaneo, tra l’universo di The Cure e quello di Gustav Mahler. Sulla scena scorrono sovrapposizioni opulente di stampe e di tessuti che scandiscono le uscite. Le silhouette sono avvolte in bomber, lunghi cappotti foderati in seta, abiti fluttuanti ed eterei, scialli e stole protettive. I pantaloni morbidi sono abbinati a kimono di velluto e giacche trapuntate. Sciarpe, veli e mantelle proteggono i modelli ad ogni loro passo. Stampe barocche, amalgami eccentrici di motivi e chimere si susseguono valorizzando l’expertise della comasca Achille Pinto. I motivi vengono mischiati, dipinti, ridisegnati, composti e ricomposti, trasformati in un sottile intreccio di tecniche analogiche e digitali.
Tra le raffigurazioni di Julia Margaret Cameron, i disegni preraffaeliti dell’artista dandy Aubrey Beardsley, che simboleggiano la decadenza fin de siècle e frammenti malinconici di Bright star. I visi sono decorati da tulle e gioielli come omaggio all’estetica italiana del XVI secolo.
Giudizio. Un avvio nel segno dell’artigianalità e della creatività per la Milano fashion week. Pierre-Louis Mascia è un designer fuori dal coro, con una visione stilistica precisa. Per una realtà di nicchia, certo, ma che sta allargando sempre di più la sua fan base.
Un 2024 a 8,1 milioni per il brand
Dopo la sfilata a Pitti uomo di giugno 2024, Pierre-Louis Mascia approda sulle passerelle milanesi. Un passo importante per il marchio fondato nel 2008 dall’omonimo designer francese con la collaborazione dei fratelli Uliassi, proprietari della stamperia serica Achille Pinto, forte di novant’anni di eccellenza nel settore. Nel 2024 il brand ha messo a segno vendite per 8,1 milioni di euro, in linea con 2023, di cui 7,2 milioni derivanti dal wholesale attraverso una distribuzione in 400 negozi multibrand e la restante quota attraverso il monomarca di Milano, quello di Portofino e l’e-commerce. L’intera Achille Pinto ha invece archiviato l’esercizio a quota 110 milioni di euro. (riproduzione riservata)