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Remo Ruffini: «La rivoluzione Moncler ha vent’anni»

Nel 2003 Ruffini ha rilevato il brand, in cattivissime acque, rendendolo una storia di successo. Ha trasformato il piumino da capo sportivo a oggetto di lusso. Ora tenta il bis con Stone Island

di Tommaso Palazzi
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Remo Ruffini (ph Davide Bozzalla, courtesy Moncler)
Remo Ruffini (ph Davide Bozzalla, courtesy Moncler)

«Siamo i più piccoli tra i grandi e i più grandi tra i piccoli. Per questo dobbiamo essere sempre più creativi». Parola di Remo Ruffini, a 20 anni da quando acquisì Moncler come parte degli asset di un gruppo quotato in borsa e oggi ricordato da pochi, Fin.part. Dieci anni fa la quotazione, con un balzo immediato da 2,5 a 3,7 miliardi di capitalizzazione. Oggi la market cap sfiora quasi i 19 miliardi e il fatturato 3 miliardi di euro.

«Conservo con orgoglio l’articolo sulla quotazione, il 16 dicembre del 2013», ricorda Remo Ruffini. Che con progetti come Moncler Genius e prima con le collezioni Gammer Rouge e Gamme Bleue, ha saputo inventare il piumino couture, cambiando la storia dello stile. I due figli, Pietro e Romeo, hanno invece intrapreso studi economici e, oltre ad avere lavorato in prestigiosi istituti finanziari, hanno fondato assieme al padre Archive, società indipendente controllata al 100% da Ruffini partecipazioni holding, nata per supportare leader visionari.

L’evento peri 70 anni di Moncler (courtesy Moncler)
L’evento peri 70 anni di Moncler (courtesy Moncler)

Domanda. Com’è cambiata la moda in questi 35 anni? Dal 1989 a oggi, quali sono i principali cambiamenti che ha percepito nel settore?

Risposta. Tutto cambia e cambierà ancora. La moda è lo specchio della società e per sua natura in costante evoluzione. Solo pochi mesi fa lo streetwear era un successo incredibile e in poco tempo siamo passati alla domanda di un prodotto più so?sticato, dalle linee più pulite. Lo stesso vale per la comunicazione. Prima bastava comprare una pagina su un magazine e fare una bella campagna... e il gioco era fatto. Oggi devi sapere comunicare su tutti i canali, online e offline. Il mondo cambia e la moda, il lusso, devono cambiare con lui.

D. I consumatori invece cosa si aspettano oggi rispetto a 35 anni fa?

R. Oggi il consumatore a cui parliamo non è solo l’individuo, fa parte di una community che condivide interessi, passioni. Non ricerca solo un prodotto, ma un coinvolgimento con la marca che rispecchi i suoi valori, sogni, ideali. Creare un’esperienza che vada oltre il semplice acquisto, in ogni punto di contatto con il cliente, è fondamentale. Così come è fondamentale saper dialogare con community di culture e background diversi. Dobbiamo essere domestici, ma saper parlare con il mondo. Locali, ma globali.

D. La sua azienda come si è evoluta in questo periodo?

R. Credo che sia fondamentale saper evolvere con i tempi e al tempo stesso rimanere fedeli al proprio Dna. Sin da quando ho rilevato Moncler nel 2003 ho sempre creduto che il brand avesse le carte in regola per far parte del mondo del lusso, ma in modo diverso da tutti gli altri. Farne parte senza essere un brand tradizionale del lusso. Il mio unico obiettivo, sin dall’inizio, era quello di creare una marca forte e riconosciuta a livello globale, non mi sono mai dato obiettivi di fatturato. All’inizio abbiamo lavorato sulla qualità del prodotto, per poi rivoluzionare la distribuzione, prendendone il controllo diretto e portando Moncler dai negozi sportivi specializzati alle strade del lusso in tutto il mondo. Abbiamo poi sempre puntato sulla creatività. Quando non avevamo il budget per «permetterci» le modelle più famose, abbiamo ideato campagne fuori dagli schemi ad esempio facendo indossare dei piumini ai cani, abbiamo poi da subito progettato e curato le vetrine dei negozi come fossero gallerie d’arte contemporanea, con Genius abbiamo aperto le porte a designer esterni in un’epoca in cui le collaborazioni erano guardate con diffidenza. Ancora oggi, ogni giorno cerchiamo l’unicità in ogni progetto a cui diamo vita. Il mio sogno è sempre stato trasformare Moncler in una marca forte. Due decenni dopo, questo è ancora il mio credo: una marca con un’identità forte, una spinta creativa in continua evoluzione e un posizionamento unico.

D. Un obiettivo raggiunto tra il 1989 e il 2024 di cui è particolarmente orgoglioso?

R. Come si usa dire, è il viaggio ancor più della meta che conta. Se mi guardo indietro vedo il cammino di un brand nato in montagna e poi approdato in città, una marca che compete nelle vie del lusso con i colossi internazionali, diventata gruppo con l’acquisizione di Stone Island nel 2021. Abbiamo chiuso il 2023, che ha scandito il decimo anniversario dalla nostra quotazione in borsa, con risultati particolarmente positivi per il gruppo, ma la cosa che mi rende più orgoglioso sono le persone che sono dietro a questi successi e la creatività che sanno esprimere. Siamo i più piccoli tra i grandi e i più grandi tra i piccoli. Per questo dobbiamo essere sempre più creativi, più unici, più autentici senza mai perdere di vista i nostri valori fondamentali e la stessa passione per il prodotto e per l’innovazione che abbiamo dal primo giorno.

D. Quali sono i progetti in cantiere per quest’anno?

R. Negli ultimi anni, abbiamo implementato una strategia mirata a valorizzare le tre dimensioni del nostro brand: Moncler Collection, Moncler Grenoble e Moncler Genius. Continueremo a lavorare per dare voce e amplificare il potenziale di queste tre sfaccettature che rappresentano l’anima di Moncler, ognuna con un approccio unico. Moncler Genius continuerà ad evolversi come piattaforma di co-creazione, coinvolgendo nuove menti creative che possano portare nuove forme di creatività fra design, intrattenimento, musica e sport andando ben oltre la moda. Con Moncler Collection vogliamo continuare a celebrare alcuni capi iconici che hanno fatto la storia del marchio in chiave contemporanea e per tutte le stagioni dell’anno. Continueremo a puntare su Moncler Grenoble, dopo il successo della brand experience di febbraio a St. Moritz, con iniziative dedicate a questa dimensione che è la più connessa con le origini montane del brand in un connubio perfetto tra performance e stile. Per Stone Island, il 2024 ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo di evoluzione con una nuova strategia di brand e comunicazione che contribuirà, nella nostra vision, a far evolvere la visibilità e il suo posizionamento.

D. Prossimi 35 anni: cosa auspica per la sua società?

R. Di continuare ad avere un sogno davanti a sé. Perché sono sempre stati i sogni a guidare le nostre azioni.

D. Per concludere, ha un ricordo legato alla nascita di MF o alla sua evoluzione? E un ritaglio o più di articoli che ha tenuto?

R. Conservo con orgoglio l’articolo sulla quotazione: il 16 dicembre del 2013. Da allora, per ogni traguardo di Moncler, MF ci ha sempre accompagnato celebrando con noi i momenti più significativi del nostro brand. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 22/04/2024 02:00
Ultimo aggiornamento: 22/04/2024 02:00
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