TrendPromenade Rococò da Dior. Jonathan Anderson: «Con Delphine Arnault abbiamo ricostruito la qualità»
Su uno stagno con ninfee alle Tuileries il designer intreccia XVIII secolo e street style, Maria Antonietta e couture dell’edonismo. «Il prodotto continuativo non vende più come prima, va reinventato costantemente»
Una Love story con Parigi si potrebbe dire. Visto che su quelle sedie di metallo verde ai giardini delle Tuileries arriva a sedersi Paul Anthony Kelly, interprete di John F. Kennedy Jr. nella serie tv americana che sta spopolando. È uno degli ospiti allo show Dior per la fall-winter 2026/27, tra Anja Taylor Joy, Laetitia Casta e Charlize Theron, una sfilata che ribadisce anche un’altra love story, quella tra la Ville lumière e Jonathan Anderson, mente creativa della maison di Lvmh. «Per me è una riflessione sull’idea di promenade, sull’andare al parco», ha spiegato a MFF lo stesso Anderson, prima di andare in scena, tornando a ragionare per immagini e stratificazioni nel ristrettissimo backstage.
Intrecciando XVIII secolo e street style, Luigi XIV e le foto scattate da Tommy Ton fuori dai défilé, le ninfee di Monet e le panchine verdi delle Tuileries, location per la passerella dove è stata montata una struttura attorno alla fontana ora cosparsa di ninfee. Il punto di partenza sono i pleasure gardens, luoghi in cui si passeggiava per vedere ed essere visti, spazi pubblici attraversati da gerarchie precise. «Deve sempre iniziare dalla formalità per arrivare alla non-formalità», spiega il designer, che manda in scena piccole giacche e gonne-tutù a nuvola di chiffon con strascico. Ecco marsine sciancrate, robe-manteaux notturni, cappotti con un lato più lungo e drappeggiato in vita. Per silhouette che ricordano Maria Antonietta che passeggiava a Versailles, con citazioni Rococò, con anfibi con la scritta di metallo Dior sul collo del piede. Con jacquard dorati e tessuti couture che si abbiano a gonne a balze di denim usurato e ricamato. E quei divertissement molto Loewe-ish ma che alla fine sono proprio di Anderson. Un sandalo diverso dall’altro con una ninfea sul piede destro, un grande fiore appoggiato sull’abito, una borsetta a forma di rana stilizzata e i bottoncini da abito da sposa che bordano il lato dei pantaloni.
Giudizio. «Non farò mai un brand da un solo look. Voglio che Dior sia riconoscibile dalla mano. Cioè dalla costruzione, dal peso, dal materiale. Da Loewe ci siamo arrivati. Qui ci vorrà del tempo». Il progetto di Jonathan Anderson per Dior incomincia a prendere forma, convince più in questa collezione che in quella di debutto nel pàp. La preziosità ricorda certi acuti felici dell’edonismo, il lavoro di couturier come Christian Lacroix, quel mix di super lusso con denim che era stato immortalato nella prima cover di Vogue by Anna Wintour. Sarà il sole accecante sul parco della sfilata, qui si vede la luce. (riproduzione riservata)
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