«Perché l’uniforme? Noi pensavamo alla libertà», così Miuccia Prada e Raf Simons, menti creative di Prada, raccontano la loro sfilata che si è aperta e chiusa con una uniforme, portata con un orecchio gioiello, con i capelli bagnati, tirati indietro e ferranti con forcine. Uniformi che in tutta la sfilata ritornano in colori squillanti, trasformate in abiti con gonna anni 50 o con culotte. «Inevitabilmente, quando creiamo pensiamo al mondo che ci circonda», spiega la stessa Miuccia Prada. «Il futuro è sconosciuto. Questa collezione nasce come reazione all’incertezza, con abiti che possono trasformarsi, cambiare, adattarsi. È una moda intrinsecamente connessa al mondo, con significato e utilità. Come affrontare il mondo e come sopravvivere».
Ecco gonne leggere sospese dalle spalle, guanti glamour, tessuti croccanti voluminosi e pezzi costruiti con frammenti. «Siamo partiti dal senso di libertà che volevamo esprimere attraverso gli abiti», ha aggiunto Raf Simons. «La libertà di combinare elementi diversi, di comporre, ma anche una liberazione fisica, allontanandoci dall’idea di moda come imposizione scultorea sul corpo di una donna. Siamo passati all’opposto, all’emancipazione fisica affiancata dalla libertà come stato d’animo. L’uniforme fa parte della storia di Prada: per noi, una donna in uniforme può essere bella, elegante e forte. È una sfida alla gerarchia della percezione. Un modo per liberare le donne da tutto questo». (riproduzione riservata)
