TrendPrada uniform
Rigore e glamour. Miuccia Prada e Raf Simon costruisco un vocabolario estetico di dettagli army e silhouette decostruite. In un mix tra tinte militari e fiammate vitaminiche e acide

Una vibe che afferra fin dalla prima uscita. Iniziano le note indimenticabili di Moments in love degli Art of noise, classe mid eighties, ritmo sintetizzato con in brivido nipponico e alieno. Il passo sicuro graffia quella superficie laccata come un oceano arancione. Mostrine sulle spalle, tasche piatte sul petto delle camicie, pantaloni con una riga severa. Blu notte per un completo dalle tracce army. «Perché l’uniforme? Noi pensavamo alla libertà», così Miuccia Prada e Raf Simons, menti creative di Prada, hanno spiegato nel backstage della sfilata la loro scelta estetica. Uniformi che in tutta la sfilata ritornano in colori squillanti, trasformate in abiti con gonna anni 50 o con culotte. Portate con un orecchio gioiello, con i capelli bagnati, tirati indietro e ferranti con forcine che incastonano volti noti, come le elegantissime Erin O’Connor o Maggie Rizer. «Inevitabilmente, quando creiamo pensiamo al mondo che ci circonda», ha spiegato la stessa Miuccia Prada. «Il futuro è sconosciuto. Questa collezione nasce come reazione all’incertezza, con abiti che possono trasformarsi, cambiare, adattarsi. È una moda intrinsecamente connessa al mondo, con significato e utilità. Come affrontare il mondo e come sopravvivere». Ecco gonne leggere sospese dalle spalle, trasparenti anche sopra un capo apparentemente severo dalle tracce militari. Spuntano guanti glamour, tessuti croccanti voluminosi e pezzi costruiti con frammenti diversi a contrasto. Si portano con reggiseni appena accennati, sono forme geometriche che sono solo forme, non sostengono, non esaltano. Sono pura estetica. «Siamo partiti dal senso di libertà che volevamo esprimere attraverso gli abiti», ha aggiunto Raf Simons, «anche una liberazione fisica, allontanandoci dall’idea di moda come imposizione scultorea sul corpo di una donna. L’uniforme fa parte della storia di Prada: per noi, una donna in uniforme può essere bella, elegante e forte. È una sfida alla gerarchia della percezione. Un modo per liberare le donne da tutto questo».
Giudizio. Uno statement forte e potente. E molto, molto fashion. I contrasti nelle silhouette conquistano, la palette infiamma quelle uniformi che da severe si accendono di rossi e di tinte acide. E tutto quel discorso sulla libertà. In un momento dove in alcuni posti nel mondo questa libertà non è così scontata. In un momento dove immagini forti scorrono sui media lasciando il segno. E qui siamo di fronte a due talenti con una grande sensibilità che in un processo maieutico guardano avanti parlando, a modo loro, di rispetto e rigore, senza mai essere scontati. (riproduzione riservata)
Miuccia Prada e Raf Simons «Ricerchiamo una nuova eleganza per il tempo presente»
Signora Prada, in che senso questa è una collezione per reagire ai tempi di oggi?
Miuccia Prada: Deve essere flessibile, pronta ai cambiamenti. Non sappiamo cosa ci aspetta. La flessibilità vuol dire essere pronti a cambiare tutto, anche il modo in cui ci vestiamo.
Raf Simons: Vuol dire poter indossare un abito da ballo sopra una camicia con polette, mescolare e ricombinare liberamente.
Qual era lo storytelling? Perché iniziare con un’uniforme?
Raf Simons: Abbiamo parlato molto dell’idea di libertà, anche nella maniera in cui pensiamo quando ci vestiamo. Pensiamo al passato, ma non vogliamo che sia una replica del passato, è importante.
Miuccia Prada: E abbiamo lavorato su pezzi di tessuto come composizioni, non patch ma elementi che si combinano.
State cercando una nuova eleganza?
Miuccia Prada: Sì, una nuova eleganza per ora, per il presente.
Perché questa fascinazione per le uniformi, che torna spesso nelle vostre collezioni?
Miuccia Prada: L’uniforme è la negazione del vestito. Ti protegge, ti rende neutrale, ti permette di pensare senza distrazioni.
Raf Simons: Per me l’uniforme è anche emotiva. Mio padre era guardiano notturno, sempre in uniforme, eppure l’uomo più dolce del mondo. Non l’ho mai collegata solo a cose negative. Nel mondo c’è durezza, ma anche tanta bellezza. Bisogna affrontare entrambi i lati. (riproduzione riservata)