TrendPaul Smith goes personal a Firenze
«Sono stato tra i primi guest designer di Pitti nel 1993, ora torniamo con un evento intimo», racconta lo stilista brit, che presenta la collezione personalmente a Villa Favard. «La stravaganza dei grandi show non fa per noi, siamo una private company umile. Passerò il testimone quando sentirò di non poter più contribuire», spiega

Un ritorno a Pitti che ha una firma unica. Quella di sir Paul Smith. The living legend of menswear inglese era stato tra i primi guest designer della manifestazione fiorentina nel 1993. Poi alla kermesse era tornato nel 2017 per mostrare la sua linea Ps by Paul Smith. E oggi è il momento di un nuovo come-back. Fatto di meraviglia non perché sfarzoso, ma per la sua virata intima. Con lo stilista, nel business da 54 anni, che presenta personalmente il suo menswear spring-summer 2025 a Villa Favard, sede del Polimoda.

«C’è così tanta stravaganza con queste grandi sfilate. Questo non si addice a Paul Smith, siamo una private company, siamo umili. Mi è sembrato il momento giusto per fare qualcosa di personale», ha raccontato lo stilista. «Spesso non sappiamo chi ci sia dietro un brand, ma non qui», ha chiosato, mettendoci la faccia. Non un’eccezione nella pratica di Paul Smith che passa ancora qualche ora, ogni settimana, nel suo negozio in Mayfair. Ma qualcosa di eccezionale se si pensa che l’ex ciclista, diventato emblema dello stile «classic with a twist», vanta il titolo di sir elargito dalla regina Elisabetta II.
Tra le onorificenze, la più recente, quella di Cavaliere dell’Ordine della stella d’Italia, arrivata lo scorso novembre. Eppure Paul Smith ama ancora le conversazioni vis-à-vis. Così è pronto a tenere una lecture agli studenti di quel Polimoda che gli ha aperto le porte della sua villa del XIX secolo. E così incontra gli ospiti.
Prima di stringere le mani e abbracciare affettuosamente i fashion insider, Smith ha previsto una tappa al Bar Paul, ricreato all’ingresso della venue. Per permettere agli invitati di incontrarsi e quindi raggiungerlo nella sala pervasa da cavalletti (l’arte è un’altra grande passione, condivisa con la moglie Pauline Denyer), tra creativi e giovani talenti diventati modelli. E per dare qualche anticipazione della collezione, un omaggio ai caffè italiani che Smith frequentava a Soho negli anni Sessanta. Quelli aperti tutta la notte, teatro di discussioni tra musicisti, artisti, designer. E al Bar Paul, sembra di essere già tra i bohémien di Londra. Poi, quando Smith racconta la stagione, è come essere uno di loro. E portare idealmente le proposte che i modelli rivelano. I suit sono rilassati. Le cravatte hanno nodi sciolti, abbinate a chore jackets in denim e blazer destrutturati in tela di cotone.

«Fanno pensare a un artista che si reca a cena dopo una giornata di pittura in studio», racconta Smith. A ricordare i Sixties, ecco i motivi a quadri e i Principe di Galles. Un trench oversize è realizzato da un tessuto italiano con un check a pastello esploso. E l’ispirazione vola ai pittori del Novecento, Francis Bacon e Lucien Freud, complici quei cavalletti che circondano Paul Smith. Che si sofferma su ogni outfit. E c’è spazio anche per annunciare un nuovo progetto che arriverà a inizio 2025 e che molto è legato alla sua storia, iniziata nel 1970, in una stanza a Nottingham adibita a negozio. Dove Smith vendeva capi completamente diversi da ciò che era disponibile altrove. Qualcuno realizzato con la moglie Pauline, altri di creativi emergenti. Altri ancora, come i jeans da pittore, importati dall’America e firmati Lee. Ed è proprio con Lee che ora Paul Smith firma una capsule di denim stampati, pantaloni jacquard, top e T-shirt. (riproduzione riservata)