BusinessParla Chiara Ferragni: credo ancora nei social, tornerei volentieri nel cda di un’azienda
L’influencer si racconta dopo il proscioglimento per il Pandorogate: ho capito che per gestire un’azienda servono persone fidate e competenti. Nel board di Tod’s ho imparato tantissimo. La moda? È cambiata ma dipende ancora dagli influencer. I social? Sono democratici
Ci si aspetterebbe che Chiara Ferragni, la donna più famosa del web fino a poco tempo fa, rinneghi il mondo da cui proviene. E invece non è così. A Milano Finanza, appena chiusa con un proscioglimento dalle accuse la vicenda processuale per il Pandorogate che l’ha vista sul banco degli imputati, afferma: «Credo ancora nei social, sono democratici, se hai qualcosa da dire ti danno la platea». Solo che, come diceva Umberto Eco, invece di quattro amici al bar, si può arrivare a 40 milioni di follower. «È così», risponde. Ma aggiunge: «Anche oggi potrebbe nascere una Chiara Ferragni dai social».
D. Chiara Ferragni, come ci si sente dopo aver attraversato tutto questo periodo con il proscioglimento finale?
R. Sollevata, diciamo che sono stati due anni complessi sotto tanti punti di vista ed è bello adesso sentire che non ho più i limiti, anche nell’esprimermi, che ho avuto in questo tempo: questa è stata la cosa più bella.
D. Che cosa c’è di buono e cosa di cattivo che ha imparato da questa storia?
R. Di buono ho imparato a dare più valore a me stessa come persona, meno come personaggio; di negativo che naturalmente nel momento del bisogno ti accorgi, buono e negativo allo stesso tempo, di tutte le persone che sono state attorno a te per convenienza rispetto a quelle che ci sono veramente perché tengono al rapporto con te.
D. Insomma, due cose buone.
R. Sì.
D. Come si direbbe nelle migliori trasmissioni, è emersa una Chiara più matura da questa storia?
R. Sì, spero; penso che questi due anni mi abbiano fatto crescere come dieci anni «normali», quindi mi sento molto più matura e magari anche un po’ più disillusa rispetto al passato, sotto tanti punti di vista.
D. Si poteva risolvere prima questa cosa?
R. Sì, però purtroppo non dipendeva da me. La sentenza ha detto che in realtà non c’era motivo di partire. Improcedibile, e quindi prosciolta.
D. Improcedibile perché non si doveva arrivare al processo in quanto ci sono stati degli accordi di risarcimento. Ha avuto esperienze contrastanti in quella settimana della sentenza?
R. Sì, abbiamo sentito di tutto, ma nessuno diceva le cose veramente giuste a livello giuridico, è stato assurdo. In effetti i risarcimenti riguardavano l’eventuale truffa, che io però non ho mai commesso; per la truffa aggravata di cui sono stata accusata non c’erano gli elementi.
Il caso Pandorogate: aspetti legali ed economici
D. Si è partiti da un caso Antitrust di pubblicità ingannevole, uno dei pochi a diventare un processo penale per truffa.
R. L’unico, che io sappia. Si è fatto, per la prima volta, un procedimento per truffa aggravata, partendo da una sanzione per pubblicità ingannevole. Moltissime persone erano molto sorprese, in primis i nostri legali.
D. Tutti i fronti del cosiddetto pandorogate sono stati chiusi con degli accordi?
R. Sì, assolutamente, anche con un accordo col Codacons.
D. Quanti pandori furono venduti?
R. Quel Natale, il 2023, credo intorno ai 300.000. In effetti non ho i dati esatti perché il mio compenso era fisso.
D. Con quale differenza di prezzo tra il pandoro normale e quello di Chiara Ferragni?
R. Circa 6 euro.
D. A quanto è ammontato il risarcimento totale alla fine?
R. In tutto 3,4 milioni di euro tra la multa comminata dall’autorità garante (Agcm) nel dicembre 2023 per poco più di un milione di euro, le donazioni e l’accordo con il Codacons. E vorrei aggiungere che ho chiesto subito pubblicamente scusa.
D. Nonostante le scuse le critiche sono state tantissime. Com’è l’Italia oggi nei suoi confronti?
R. Ho sempre trovato tanto supporto dalle persone.
Il ruolo dei social media e la moda
D. Che riflessione possiamo fare sul mondo dei social?
R. Sicuramente è cambiato il mondo della moda, che è in un momento un po’ di crisi sotto tanti punti di vista e conseguentemente anche il mondo dei social legati alla moda.
D. Oggi sarebbe possibile avere un fenomeno come Chiara Ferragni partendo da zero?
R. Sì, certamente. I social sono molto democratici, quindi se hai qualcosa da dire di interessante puoi trovare la tua community.
D. Quindi c’è lo stesso tasso di democrazia nei social e nel mondo reale?
R. Direi di sì.
D. Con la differenza che, come diceva Umberto Eco, dai quattro amici al bar si passa a milioni di persone.
R. La differenza è quella, aveva ragione Eco.
D. Sul web c’è stato persino dibattito sulla tuta indossata dal presidente venezuelano Maduro al momento dell’arresto da parte degli americani e la sua tuta in cachemire indossata nel video di scuse allo scoppio del Pandorogate. In quel caso il contenuto è diventato più importante del mezzo.
R. Direi di sì.
D. A parte le battute, la moda è ancora così dipendente dagli influencer?
R. Secondo me sì, assolutamente, è solo in Italia che c’è un po’ di diffidenza.
D. Come sarebbe il mondo se non ci fossero più i social?
R. Non lo so, io sono nata dai social, quindi non sarei la persona che sono senza di essi.
Prospettive future e nuovi inizi
D. Una volta mi ha detto: se non capitava il pandoro sarebbe stato qualcos’altro a farmi cadere. Perché?
R. Perché è così. Il pandoro è stata una tempesta perfetta perché toccava tutte quelle tematiche, delicate per tutti.
D. Ora si torna alla vita reale?
R. Sì con gioia, mi sento più libera, questa è la base di qualsiasi progetto futuro.
D. In questa vicenda cosa ha sbagliato e cosa non rifarebbe?
R. Sicuramente mi sarei dovuta circondare di persone con più esperienza.
D. Solo questo?
R. Abbiamo sbagliato a gestire una media azienda, perché questo ero diventata, come una startup.
D. Quali sono le prospettive future?
R. Adesso pian piano si torna, in modo diverso, e la comunicazione sarà comunque diversa.
D. Con la pubblicità per Guess.
R. Sì, è un nuovo inizio, la campagna sta facendo il giro del mondo e sono molto contenta della fiducia che questa straordinaria azienda globale mi ha dato fiducia in un momento non tranquillo.
D. Per lei qual è la parola chiave di questa nuova era?
R. La mia risposta è: coerenza. Voglio fare tutte le cose che siano molto più coerenti con me.
Fiducia nella giustizia e la legge Ferragni
D. Come ha reagito la sua famiglia a questa situazione?
R. Bene, mi sono stati tutti veramente vicini, sarò loro eternamente grata.
D. C’è stata fiducia nella giustizia?
R. Sì certo c’era e c’è stata fino alla fine. È stata un po’ lunga, ma alla fine giustizia c’è stata.
D. Scriverà un libro?
R. Vediamo, non lo so, ma mi ha dato un’idea.
D. Prima del pandorogate era entrata nel cda di un grande gruppo come Tod’s. Ci fu un incredibile rialzo della quotazione in borsa e Milano Finanza le dedicò una copertina.
R. Quella copertina di Milano Finanza la ricordo bene, l’ho conservata.
D. È ancora nel cda?
R. No, il board era stato completamente rinnovato.
D. Rifarebbe una esperienza del genere in un’altra azienda? È stata utile?
R. Molto. Sì, ho imparato tantissimo. È stata una esperienza che ripeterei volentieri.
Il caso ha condotto all’approvazione di una legge ridenominata Ferragni per stabilire meglio le regole della beneficenza. Non tutti i pandori vengono per nuocere. (riproduzione riservata)
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